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Ravello. Dalla città della musica un appello per i giovani talenti italiani: “Non lasciamo che fuggano all’estero”

Scritto da Redazione il 7 settembre 2013 in Spettacoli. Stampa articolo

I-giovani-dell'EUYO-sul-palco-del-Ravello-Festival---ph-Pino-IzzoRavello. I grandi della musica in scena sul palco del festival lanciano un appello: “Salvaguardiamo i nostri giovani talenti o rischiamo la loro fuga all’estero”.

Anche la musica classica rischia la cassa integrazione e la fuga dei talenti dall’Italia. Al Ravello Festival direttori d’orchestra e giovani musicisti lanciano l’allarme sul fronte occupazione. L’appello alle istituzioni parte da Nicola Paszokowski, direttore dell’Orchestra Giovanile del teatro dell’Opera di Roma: “Oggi anche i professionisti avviati fanno molta fatica a muoversi in questo campo: in Italia gli spazi per le orchestre diminuiscono sempre di più. Non è certo incoraggiante per chi studia e si prepara a questa professione. Molti giovani talenti finiscono per andare all’estero”.

Leonardo Colafelice, vincitore dayello “Yamaha Usasu International Piano Competition” e del “Gina Bachauer Young Artists International Piano Competition”, non lo nasconde: “Proseguirò i miei studi negli Stati Uniti. C’è più attenzione”. Anche Beatrice Rana ha più spazio all’estero che in Italia. Medaglia d’argento e Premio del Pubblico al XIV Van Cliburn International Piano Competition, la pianista studia in Germania perché “da noi si pensa che le istituzioni culturali siano superflue. Credo che ciò dipenda sia dalla crisi economica dilagante, sia dalla mancanza di una cultura diffusa nel pubblico dovuta alla poca educazione nelle scuole e alla scarsa pubblicità”.

Alle loro voci si unisce quella di Shlomo Mintz. Il grande violinista, che concluderà stasera il programma del Ravello Festival con l’Orchestra Giovanile Nazionale Turca, si appella ai governi. Un monito per il ministro Bray: “Non è e non sarà facile nei prossimi anni trovare un lavoro per chi studia nei conservatori. Non basta la preparazione e spesso vi sono più studenti che posti di lavoro. Ogni Paese deve lavorare individualmente e in concorso con gli altri per dare un futuro reale a questi ragazzi che stanno formandosi e per salvaguardare la tradizione e la nostra cultura. Sono le istituzioni a dover dare una risposta e una soluzione”.

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