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Sistema bancario italiano ancora in sofferenza. Luglio 2013 segna il picco più alto

Scritto da Redazione il 13 settembre 2013 in Economia. Stampa articolo

abiBollettino ABI: le banche toccano l’apice negativo nel rapporto sofferenza/impieghi.

La valutazione della qualità del credito delle banche viene condotta, generalmente, sulla base di confronti internazionali tra banche di Paesi diversi con riferimento ai dati ufficiali di bilancio sui crediti deteriorati. Questi dati, però, non sono sempre pienamente comparabili. Al momento, infatti, non esistono regole e prassi comuni in Europa che regolino questo ambito.

L’ABI (Associazione Bancaria Italiana)  insiste oggi più che mai sulla richiesta di regole uniformi. L’auspicio è che siano varate pratiche omogenee, utili ad evitare potenziali ingiustificate penalizzazioni  nei prossimi stress test del 2014. Lasciare ampi margini di discrezionalità, anche solo nelle prassi, può avere, infatti, risultati rilevanti oltre che forti reazioni sui mercati. Al contrario, poter contare su regole uniformi in tutta Europa vuol dire permettere al settore bancario italiano di operare su un terreno livellato, assicurare competitività al sistema Italia e più credito alle imprese.

Ad agosto 2013 l’ammontare dei prestiti alla clientela erogati dalle banche italiane si aggira sui 1.875 miliardi di euro, cifra nettamente superiore all’ammontare complessivo della raccolta da clientela, cioè 1.730 miliardi di euro. Ciò significa che la rischiosità di prestito è cresciuta, perché i fondi erogati non sono totalmente coperti. E’ questo l’esito del Bollettino mensile dell’ABI. Nel rapporto si legge che a luglio 2013 le sofferenze sono ammontate a quasi 72 miliardi mentre il rapporto sofferenze nette su impieghi totali è del 3,84% a luglio, rispetto al 3,75% di giugno 2013 e al 2,87% di luglio 2012, una percentuale mai cosi’ in alta da almeno due anni. Si tratta di un valore, spiega l’Abi, che raggiunge il 12,9% per i piccoli operatori economici (10,8% a luglio 2012), l’11,3% per le imprese (8,6% un anno prima) ed il 6% per le famiglie consumatrici (5,3% a luglio 2012).

 

 

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