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Salento. Soldato Nato morto di leucemia, il Tar apre la strada al risarcimento per la famiglia

Scritto da Redazione il 18 ottobre 2013 in Cilento,Evidenza. Stampa articolo

images (1)Salento. Aveva solo 23 anni Luca De Marco, quando è morto per leucemia dopo aver partecipato alla missione di pace Nato ‘Joint Guardian’ nell’ex Jugoslavia. Adesso il Tar apre la strada verso il riconoscimento della morte per causa di servizio.

Il giovane caporale, originario di Salento, nel 2002 si era arruolato nell’esercito ed era stato assegnato al reparto comando e supporti tattici ‘Pinerolo’ della caserma ‘Vitrani’ di Bari. Ma, dal 7 dicembre 2002 al 12 gennaio del 2003, fu inviato a Durazzo, in Albania, per partecipare alla missione militare svolta dalle forze armate nazionali per la pacificazione nella ex Jugoslavia. In particolare fu impiegato nella squadra ‘stendimento fili’ con il compito di garantire le comunicazioni per gli aspetti logistici e delle trasmissioni. Luca operava con i colleghi in condizioni di forte degrado ambientale ed igienico, ed era esposto tanto alle intemperie quanto al freddo.

Di ritorno dalla missione fu sottoposto agli esami di routine da cui fu subito evidente che qualcosa non andava, da quel momento per lui inizia il peregrinare da un ospedale all’altro fino alla morte avvenuta il 9 agosto del 2004. I familiari chiesero subito giustizia, ma il Ministero non riconobbe il decesso dipendente dalla causa di servizio. La famiglia decise di andare avanti impugnando il provvedimento e il 10 ottobre scorso il Tar di Salerno si è finalmente pronunciato accogliendo il ricorso e obbligando il Ministero a verificare nuovamente le effettive condizioni ambientali ed operative in cui ha prestato servizio il giovane militare e valutare la rilevanza causale che tali condizioni hanno potuto assumere ai fini della malattia e del decesso.

Questo caso, se riconosciuto dal Ministero, farà da apripista verso un pieno riconoscimento dei principi di prevenzione e precauzione che lo Stato italiano è tenuto ad osservare nei confronti dei suoi militari impegnati in azioni di pace all’estero.

 

 

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