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Derby farsa. Parla il DS della Nocerina Luigi Pavarese: “Non furono gli ultrà a minacciare”

Scritto da Redazione il 26 novembre 2013 in Evidenza,Nocerina. Stampa articolo

Luigi Pavarese (DS Nocerina)“Vivere determinati momenti non è come giudicarli, specie a posteriori” il Direttore Sportivo della Nocerina Luigi Pavarese non usa giri di parole per raccontare il derby farsa del 10 novembre allo Stadio Arechi contro la Salernitana.

Il match fu sospeso dopo una serie di “infortuni” a catena che portarono l’arbitro a sospendere la partita. A turbare i giocatori molossi fino ad indurli ad inscenare una serie di malanni improvvisi furono le minacce di alcuni tifosi.

E’ in corso un’inchiesta della magistratura per accertare le varie responsabilità.

Pavarese accetta di parlare al “Corriere di Salerno” avendo rotto il silenzio stampa che aveva portato la società a non rilasciare nessun tipo di interviste al riguardo.

“In primis – dice –  mi piace precisare che le minacce subite all’Arechi sono solo la risultante dell’agire violento di un gruppo isolato di teppisti. Non certo degli ultrà nocerini”

Per il dirigente i tifosi rossoneri nelle ore che precedettero il derby si  limitarono semplicemente a chiedere una protesta civile per manifestare contro la decisione di non far assistere alla tifoseria ospite una sfida attesissima da anni.

“Molti nostri sostenitori volevano un gesto forte da parte della società.  Non entro nel merito della decisione presa dalle autorità competenti di far disputare la partita senza una delle due tifoserie ma mi limito a rilevare un dato: la stragrande maggioranza di coloro che volevano assistere alla partita era in possesso della tessera del tifoso”

La sceneggiata degli infortuni fasulli e la sospensione del match sono stati per il dirigente  atti dovuti dettati anche da motivi di ordine pubblico.

“Oltre ad infortuni fisici ci sono anche infortuni psicologici, i giocatori non erano mentalmente pronti ad affrontare il campo. Negli spogliatoi e nel tunnel che porta sul terreno di gioco ho assistito a scene paurose. Ho visto calciatori vomitare dalla paura e piangere in preda a crisi di ansia. In fondo – sottolinea- parliamo sempre di ragazzi poco più che adolescenti. Gente che al massimo guadagna 1200 euro al mese”

Il perché del dare l’inizio ad una sfida che doveva essere solo una partita di calcio Pavarese lo spiega condividendo la responsabilità con la massima autorità competente in materia “L’idea era quella di non scendere in campo dall’inizio poi è stato il questore De Iesu a pregarci di iniziare la partita per evitare possibili scontri fuori dallo stadio”

Il pessimo esempio di un match viziato dalla violenza ed il messaggio da affidare ai giovani.

“In Italia manca la cultura dello sport o meglio ancora del tifo, è necessario iniziare dalle scuole da quando i bambini sono ancora piccoli;  adesso è venuto il momento di farlo”.

Giocatori che si accasciano a terra senza in apparenza nessun motivo, tifosi che invitano la propria squadra a non giocare in segno di protesta contro un provvedimento del prefetto, giudici sportivi che decretano il  risultato a tavolino di un derby atteso da oltre vent’anni. E’ il calcio malato di oggi,  quello per cui a distanza di 15 giorni dai fatti dell’Arechi fa dire a Pavarese: “Non conoscendo la verità bisogna comprendere l’accaduto”.

Peccato però che ancora una volta dovrà essere la magistratura a scernere ciò chè vero da ciò che è falso.

Raffaele de Chiara 

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