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Healthy God: la musica in bilico tra rabbia e dolore

Scritto da Redazione il 5 dicembre 2013 in Musica. Stampa articolo

HEALTHY GOD NUM 2E’ domenica e fuori piove. Decidi di trascorrere la serata diversamente dalle altre, per sfuggire alla solita monotonia e alla malinconia del tramonto, e così accetti un invito. Ti ritrovi in un bar con pochi intimi ad ascoltare un vecchio amico, dove a fare a da sottofondo musicale è un live delicato e sublime, con brani tratti da ‘Screw you all, I’m Healthy God’ di Healthy God, e con qualche anticipazione del prossimo disco in uscita.

Ci ritroviamo al Royal Club, al Quadrivio di Campagna, dove Healthy God suona. Inizia l’esibizione, la musica riempie la sala, e subito si è colpiti dalla sua straordinaria sensibilità musicale, caratterizzata da un’intensità ed una ricchezza melodica che non si lasciano per nulla infastidire dalla colloquialità dei testi. L’atmosfera che avvolge la sala è intima e raccolta, ad ascoltarlo ci sono gli amici, quelli di sempre, per cui  Healthy God si diletta a suonare per puro piacere personale.

La voce è dosata con abilità in bilico tra dolore e rabbia, tra dolcezza e aggressività, e accompagna con veemenza il virtuosismo strumentale. Il talento e la passione accompagnati da una grande umiltà di fondo fanno di Healthy God un’artista, con la A maiuscola, dove la semplicità e la naturalezza caratterizzano il suo essere.

Tra i brani eseguiti, oltre a quelli dell’ep, spunta anche una cover di Tim Buckley, e dei nuovi pezzi ai quali Healthy God sta lavorando per l’uscita del nuovo album.

Healthy God è Daniele Amoresano,un giovane ragazzo della provincia di Salerno, precisamente di Agropoli, ma trapiantato per studi a Milano, dove si laurea in ingegneria del suono. Ed è proprio nelle fredde notti milanesi che nasce l’idea di un progetto da solista. Nel settembre del 2010, tornato da Milano, ha il suo debutto live, e subito dopo inizia  la produzione del suo primo ep ‘Screw you all, I’m Healthy God’, contenente sei brani caratterizzati da una piccola malinconia di fondo e un flusso di testi che si muovono in uno spazio rarefatto e onirico, dove gli oggetti prendono vita interagendo con il reale.

Nato a Montecorice nella casa dei nonni, dove qui da poco ha messo in piedi una piccola sala di produzione, il suo primo ep ‘Screw you all, I’m Healthy God’ esce nel 2011 per la giovane etichetta ebolitana ‘La Fine’ ed ora in cantiere ci sono altri brani che aspettano solo di essere eseguiti.

L’intervista della settimana la dedichiamo a lui, che, a fine concerto, ci ha parlato della sua musica, dei suoi brani ed infine dei suoi progetti futuri.

Da quello che dicono di te, la tua musica ricorda il Beck malinconico e gli Eels più allegri, ma anche Bob Dylan e Nick Cave. Io ci ho visto anche un po’ di Neil Young, ma dovendo parlare della tua musica e di te, cosa diresti?

“Direi che trovo sempre pretenzioso parlare di se stessi. Cerco di essere sincero in quello che faccio e non nascondo la mia fascinazione per i nomi da te citati”.

Da quanto dichiarato, ‘Screw You all, I’m Healthy God’ nasce nel 2010, a Montecorice, dove oggi hai messo in piedi una piccola sala di produzione. Raccontaci del tuo progetto.

“A Milano ho studiato ingegneria del suono: mi ha sempre affascinato il processo di registrazione di un disco e credo che nessun artista possa prescindere dal fatto che la musica è suono. Ho avuto il piacere e l’onore di lavorare con un sacco di artisti talentuosissimi della zona (non smetterò mai di pensare che in Campania abbiamo veramente un sacco di cose belle che non hanno la visibilità che meritano) e così ho iniziato a credere in questo studio che ho messo su da un paio di mesi nella pace bucolica di Montecorice, dove si può fare casino a tutte le ore. E a noi musicisti piace fare casino, soprattutto di notte”.

Come mai hai scelto la strada dell’autoproduzione? Non è una cosa semplice, eppure riesci a gestirla bene.

HEALTHY-GOD“Se c’è una cosa che Internet ha cambiato in positivo è la facilità con cui puoi fare un sacco di cose per le quali prima avresti dovuto delegare qualcun altro. Il disco me lo registro da solo, perché posso spenderci tutto il tempo che mi serve senza dar conto a nessuno, e questa per me è una libertà preziosa quanto necessaria. Per la promozione e il booking si stanno muovendo delle realtà in zona di gente in gamba, che ci crede e si sbatte e fa, come la Fine e Revolver Lab”.

Il tuo nome d’arte è alquanto singolare: ha un motivo particolare?

“E’ una traduzione imbastardita del mio cognome”.

Poison’ è un brano molto bello. A cosa si riferisce?

“All’alcool, e a quanto si può essere stronzi”

Nei tuoi brani hai collaborato con alcuni amici, come Clara Foglia, Michele Nappi, e Peppe Foresta. Che rapporto hai con loro?

“Clara è la sorella che nessuno vorrebbe, tranne me. Michele è un bravissimo batterista e un amico di vecchia data che si è reso subito disponibilissimo ad aiutarmi a registrare. E Peppe…beh, senza Peppe probabilmente non ci sarebbe stato nessun disco”.

In ‘Car=Mum’, brano caratterizzato da un pizzico di sana follia, si avverte qualche affinità musicale con i primi Pink Floyd. Puoi confermarlo, o è solo una mia impressione?

“Sono un grande estimatore dei Pink Floyd e di Syd Barrett in particolare. Fanno parte sicuramente dei mostri sacri a cui è naturale ispirarmi”.

In ‘It’s rainin’sand’ canti: “I’m nowhere here and nowhere I’ll ever land”. E’ perché ti senti ovunque ma non sei in nessun luogo? Questo brano riflette un po’ la tua condizione?

“In realtà non voglio riferirmi ad un luogo fisico, ma più ad uno stato mentale, ai traguardi che non esistono. E’ un po’ il mio prendere in giro l’idea fin troppo comune che tutta la vita giri intorno all’ideale di raggiungere uno stato, un punto, una condizione, quando in realtà è la stabilità che c’appassisce. Non sto da nessuna parte, non arriverò da nessuna parte, ma è meglio così”.

Ti sei spostato da Agropoli a Milano per studi. Molti gruppi decidono i fare musica fuori dal proprio territorio, tu sei andato via anche per lo stesso motivo? Qual è la difficoltà maggiore che incontra un’artista che vuole fare musica nel nostro territorio?

“Ho vissuto a Milano, ho vissuto a Londra e potrei prendere un aereo domani per chissà dove. Non si tratta solo di ‘scene’ o di logistica. Viaggio per vedere, per conoscere come diceva  Troisi. Prima di pensare alle difficoltà per suonare, alle questioni pratiche, bisogna avere qualcosa da raccontare”.

Hai altri progetti? Tra non molto dovrebbe uscire il tuo album, o sbaglio?

“Si, sto lavorando al disco nuovo, che non sarà un ep bensì un full length, e temo sarà molto più difficile del mio lavoro precedente. Ci saranno un po’ di belle collaborazioni”.

 

Alessandra Agrello

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