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Cava De’ Tirreni. Servizi sociali fermi da gennaio, i sindacati: “Gli utenti hanno perso le antenne sociali”

Scritto da Redazione il 28 gennaio 2014 in Costa d'Amalfi. Stampa articolo

Comune Cava de' TirreniCava De’ Tirreni. Ancora rallentamenti in molti dei servizi sociali previsti dal Piano di Zona S2 con comune capolista Cava De’ Tirreni. Interrogato nei giorni scorsi, l’ assessore alle Politiche Sociali, Vincenzo Lamberti, aveva rassicurato sulla regolare prosecuzione dei servizi.

Oggi i segreteri generali di NIdiL CGIL, Antonio Capezzuto, e di UilTemp, Pierluigi Estero, spiegano che molti dei servizi sociali erogati fino al 31 dicembre scorso si trovano ancora a procedere in forte ritardo o, in alcuni, casi sono stati addirittura sospesi. Oltretutto, gli operatori attualmente in organico presso il Piano sono stati contrattualizzati per progetti che prevedono attività di tutoraggio, senza il rispetto delle qualifiche professionali, generando caos e disservizi.

“Tra i servizi che invece dal 2 gennaio risultano fermi  c’è il Segretariato Sociale. Gli utenti  hanno praticamente perso le “antenne sociali”, punti di riferimento essenziali per le loro emergenze e per la continuità assistenziale individuale – spiegano Capezzuto ed Estero – Sono continue le proteste degli utenti che telefonicamente denunciano il totale abbandono da parte delle Istituzioni. E’ fermo il Centro Servizi per famiglia e minori, che offriva sostegno e consulenza alla genitorialità oltre ad occuparsi di adozioni nazionali e internazionali,  di affido familiare, di mediazione familiare e della tutela dei minori disagiati, in collaborazione con l’autorità Giudiziaria, quale il Tribunale per i Minorenni, la Procura per i Minorenni e le Forze dell’Ordine. Sono ferme le attività del Servizio di Educativa familiare, il quale tutti i pomeriggi accoglieva minori disagiati, impegnandoli in percorsi ludico ricreativi e di recupero scolastico.

E’ fermo il raccordo fondamentale con l’Asl nell’organizzazione delle UVI (Unità di valutazione integrata) finalizzato a dare risposte nella strutturazione degli incontri e che irrimediabilmente si ripercuote sui cittadini/utenti che attendono una risposta dalle istituzioni per la risoluzione dei loro problemi socio sanitari complessi”.

Inoltre i servizi erogati attraverso l’impiego delle figure professionali quali Psicologi, Assistenti Sociali, Pedagogisti, Sociologi e Animatori professionali, sono pertanto sospesi e rischiano di essere esternalizzati: “E’ manifesta l’incapacità della politica locale che, dopo mesi di discussioni, coordinamenti istituzionali, presidi dei lavoratori, non è riuscita a trovare una soluzione positiva per il futuro del Piano di Zona. Il rimpallo di responsabilità che quotidianamente si verifica tra un’Amministrazione e l’altra è il segno tangibile di una mancata volontà di venire incontro alle esigenze dei cittadini e dei lavoratori che, come al solito, ne pagano direttamente le conseguenze – concludono Capezzuto ed Estero – Lavoratori che dopo anni di sacrifici e di impegno non sono più disposti a elemosinare un loro diritto; cittadini che non sono più disposti a vedere giorno dopo giorno smantellare un sistema di tutele che uno Stato democratico ha il dovere di garantire”

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