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‘Tutta colpa di Freud’ Paolo Genovese e i suoi casi da psicoanalizzare sul grande schermo

Scritto da Redazione il 5 febbraio 2014 in Cinema,Evidenza. Stampa articolo

Tutta-colpa-di-FreudIl grande schermo in queste ultime settimane ha proposto un film di Paolo Genovese, il quale ci propone una sceneggiatura semplice e ironica ma al tempo stesso minuziosa e seria nello svolgimento della vicenda: ‘Tutta colpa di Freud’.

Chi di noi non vorrebbe un padre che fa sia da amico che da psicologo? E chi invece vorrebbe solo un padre? Questo è quanto si racconta attorno alla vita delle tre figlie di Francesco, psicologo ultracinquantenne interpretato da Marco Giallini. Sara, Marta ed Emma che in un montaggio parallelo raccontano la loro vita di tutti i giorni sempre pensierosa e alla ricerca di ciò che può essere l’unica soluzione, l’amore. Chi pensa di averlo trovato in un mondo del tutto adolescenziale intraprendendo una storia con un cinquantenne Gassman, come Laura Adriani nei panni di Emma. Chi pensa invece al perfetto amore anche cambiando sessualità come Anna Foglietta divenendo Sara, oppure chi sogna un amore tra le righe dei libri della letteratura dell’800 come tra gli scaffali della libreria di Marta, interpretata da Vittoria Puccini.

La sorpresa è che anche un padre, che fa da “mammo” per le sue figlie e da psicologo per i suoi paziente, pur essendo stato abbandonato dalla moglie ricerca inaspettatamente l’amore, quelle farfalle nello stomaco e quelle fastidiose formiche dietro la schiena che saltano fuori ogni volta si lascia incantare da Claudia, la bellissima Claudia Gerini.

28651-65865Quattro avventure che si intrecciano in una pellicola di 90minuti mai volgare, che riesce a divenire un semplice al tempo stesso complicato storyboard di casi disperati. Il tutto realizzato grazie ad un cast che si pone dinanzi ad alla telecamera senza se e senza ma, con inquadrature quasi da film hollywoodiano, da varie prospettive e da vari occhi che recitano. La telecamera diviene l’occhio dello spettatore che si lascia prendere dalla commedia in ogni sua piccola parte.

Chissà se Freud avrebbe capito questo amore, una passione scritta con i pastelli e suscitato dal suono di casse che pulsano musica, un affetto instabile di una coppia di sposi che non riesce a dire “ti amo”, un attaccamento travolgente che dà insicurezze che poi sboccia con una verità posta davanti ai nostri occhi. Non conosciamo la diagnosi di Freud ma conosciamo quella di Paolo Genovese che con le parole di Marco Giallini “Lo sapevate la malattia più diffusa al mondo è l’amore?” ci fa capire che se l’amore molte volte fa soffrire non è poi un male viverlo, soprattutto se hai un psicologo a portata di mano.

Clemente Donadio

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