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Spettacolo di sangue allo zoo, Stendeak Bro “Solo un’approfondita lezione di anatomia”

Scritto da Redazione il 10 febbraio 2014 in Animali. Stampa articolo

giraffaDa qualche giorno è aperta una petizione on-line in cui è stato denunciato un gravissimo episodio consumatosi nello zoo di Copenaghen. Uno spettacolo di morte avvenuto dinanzi agli occhi curiosi di visitatori e bambini: un leone ha sbranato una giraffa di 18 mesi.

Le ragioni della mattanza sono da ricercarsi nella tutela della biodiversità

“Si è trattato – ha detto il portavoce dello zoo Tobias Stendeak Bro – di una lezione di biologia animale. Sono orgoglioso di aver concesso ai bambini l’opportunità di approfondire la conoscenza dell’anatomia delle giraffe. Materia – ha specificato – che non avrebbero mai potuto apprendere attraverso la sola fotografia dell’animale”.

Mario, nome dato alla giraffa, era stato precedentemente ucciso con un colpo di pistola dallo staff dello zoo su espressa richiesta dell’ Associazione Europea degli Zoo e Acquari (EAZA).

L’organizzazione, composta da 347 membri si occupa della “tutela” delle biodiversità cercando di preservarle con un altissimo standard di benessere.

Vista la presenza nel giardino zoologico della capitale svedese di altri sette esemplari con il medesimo sistema genetico,  la direzione è stata costretta ad eliminarne uno per assicurare il benessere della razza.

Sull’accaduto, che ha scosso parecchio l’opinione pubblica, è intervenuto anche Bengt Holt, direttore dello zoo

 “La giraffa è un animale carino, non credo che sarebbe stato suscitato tutto questo sdegno se l’animale fosse stato un’antilope o un maiale. Noi – ha sottolineato – alle giraffe non diamo né contraccettivi né le castriamo per tutelarne gli organi ma siamo stati costretti a sopprimerla per il benessere della razza a cui l’animale apparteneva”.

Un episodio destinato senz’altro a far riflettere ancora; sia per ciò che concerne lo scontro ricerca “scientifica” morale, sia riguardo il tema  della spettacolarizzazione della sofferenza o peggio ancora della morte. Di cui, purtroppo, la società contemporanea ne è la principale fautrice.

Clicca qui per sostenere la petizione 

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