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Rassegna teatrale ‘Out of Bounds’, al Teatro Genovesi è la volta de ‘La salute degli infermi’

Scritto da Redazione il 11 febbraio 2014 in Teatro. Stampa articolo

Compagnia-Barone-Chieli-FerrariSalerno. La direzione artistica della rassegna “Out of bounds – drammaturgie fuori confine” alla sua seconda edizione, comunica l’improvvisa sostituzione dello spettacolo “Orapronobis” della Compagnia Marino-Ferracane che sarebbe dovuto andare in scena il prossimo sabato 15 febbraio. L’attore Fabrizio Ferracane sarà, infatti, impegnato nelle riprese di “Anime Nere”: un film con la regia di Francesco Munzi, tratto dall’omonimo libro di Gioacchino Criaco, prodotto dalla Cinemaundici, Babe Film, in collaborazione con Rai Cinema e sostenuto dal Ministero per i Beni e le Attività culturali.

Sabato 15 febbraio sarà quindi la volta della Compagnia Baron/Chieli/Ferrari in “La salute degli infermi” di e con Emilio Barone, Alessandra Chieli e Massimiliano Ferrari.

La vicenda si svolge a Buenos Aires nel 1976. Alessandro muore mentre è in vacanza. I suoi due fratelli, in pensiero per la salute della madre costretta a letto dalla malattia, decidono di nascondere la verità con una fittizia corrispondenza dal Brasile. Nel loro piano coinvolgono Maria Laura, la fidanzata di Alessandro. Quando la madre muore realtà e finzione si confondono e i tre rimangono intrappolati nella loro macchinazione: credono a tutto, si illudono di tutto, si abituano a tutto.

Una linea immaginaria divide in due il palcoscenico: nella parte anteriore si pianifica e si costruisce la macchinazione mentre la parte posteriore è la camera della mamma dove prende forma la messa in scena. La mamma è la protagonista invisibile dello spettacolo, è un punto vuoto nello spazio in cui gli spettatori immaginano di vederla e sentirla. Silenzio, immobilità, sguardi raccontano più delle parole le relazioni tra i tre.

La sintesi dei gesti compone una partitura che alterna tensione e ironia. La scena è essenziale e funzionale all’azione degli attori: un tavolo intorno a cui i tre elaborano il piano; un giradischi la cui musica serve a celarne il trambusto; una sedia, dinnanzi al letto della mamma; e la porta, ponte tra le due realtà.

Le musiche che accompagnano lo spettacolo segnano un netto contrasto con l’atmosfera cupa della macchinazione e sono state selezionate dal repertorio italiano degli anni ’70, molto ascoltato in Argentina.

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