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Trovato un cane morto in un sacchetto di plastica: orrore a Capaccio

Scritto da Redazione il 14 febbraio 2014 in Animali. Stampa articolo

empaTrovato morto e chiuso in un sacchetto di plastica, un cagnolino di appena due mesi. È accaduto qualche giorno fa a Capaccio, quando una giovane volontaria dell’associazione Bau Bau Zenit, si è imbattuta in questa raccapricciante scena denunciandola immediatamente alle forze dell’ordine. Secondo le indagini l’animale sarebbe stato chiuso nel sacco ancora vivo, lasciandolo morire soffocato.

Le immagini stanno facendo il giro di tutti i social, per cercare di denunciare apertamente un episodio, estremamente grave che si ripete con molta frequenza.

Il caso di Capaccio potrebbe essere lo spunto per riflette sul perché si arriva a compiere un atto così vile.

Forse gli ipotetici proprietari, stanchi di un cucciolo da non poter più accudire, hanno pensato bene di sopprimerlo, senza lasciarsi intaccare né da rimorsi morali, ma soprattutto ignorando una legislazione atta alla tutela degli animali in cui l’ abbandono, il maltrattamento, la soppressione autorizzata solo in specifici casi è un reato punibile. Avete mai sentito parlare della 281 del 14 agosto 1991?

Si tratta di una legislazione dettagliatissima, uno dei nostri pochissimi primati, che regola la salvaguardia di tutti gli animali, sia d’affezione che randagi. Per quanto riguarda i primi la responsabilità decade sui proprietari che oltre a custodirli adeguatamente, dovrebbero denunciarli, o alle unità sanitarie locali o all’ufficio anagrafe del comune, a cui poi pagare un’imposta annua relativa al possesso dell’animale.

I randagi, sia cani che gatti, in quanto competenza delle istituzioni locali, dovrebbero ad esempio essere sterilizzati dalle unità sanitarie locali mentre le regioni hanno il compito di controllare e risanare, quando necessario, i canili comunali e i rifugi per i cani, garantendo adeguate condizioni socio-sanitarie.

Il più delle volte questo non si verifica, ignorando o facendo finta di non conoscere una legislazione esistente, in cui è specificato che molte delle responsabilità di supervisione o tutela spettano agli enti o alle istituzioni pubbliche che però in alcuni casi non danno sempre il buon esempio.

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