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Scafati. Diminuiti i pacchi alimentari, Granata (Scafati Solidale): “Bisogna aiutare chi ha realmente bisogno”

Scritto da Redazione il 22 febbraio 2014 in Agro Nocerino. Stampa articolo

scafati solidaleScafati. Riguardo la riduzione del numero dei beneficiari dei pacchi alimentari e le dichiarazioni del consigliere comunale Michele Raviotta, il presidente dell’istituzione Scafati Solidale, Andrea Granata, ha dichiarato: “L’iniziativa sociale che consiste nella distribuzione di pacchi alimentari è stata promossa da questa amministrazione, come atto di sensibilità verso le famiglie più bisognose. Mai, in passato e quando Raviotta era al governo, era stato fatto tanto per il sociale, tant’è che il nostro comune ha triplicato la spesa su tali servizi, passando da 9 euro a 25 euro pro capite”.

Granata sottolinea che anche la proposta di eliminare lo staff per risparmiare è pura strumentalizzazione. “I fondi per lo staff – aggiunge – organismo che riteniamo fondamentale per il buon funzionamento della macchina comunale, infatti, sono stati già tagliati del 30% rispetto allo scorso anno. Stessa cosa per il cda di Scafati Solidale, che a seguito dei dettami della spending review, non percepisce compensi, non pesando sulle casse dell’ente. Se volessimo, inoltre, dirottare le risorse destinate ai pacchi, sulla family card di cui tanto parla Raviotta, ad ogni famiglia beneficiaria spetterebbero meno di 100 euro e quindi tale servizio non avrebbe alcun senso. Raviotta finge di non capire tutto ciò e dice di devolvere il proprio compenso alle fasce meno abbienti. Premesso che con tale compenso riuscirebbe, forse, ad accontentare solo due famiglie, farebbe bene, a questo punto, a depositarlo al comune, in quanto, se devoluto sul piano personale, rischia di diventare un atto di clientelismo e scambio politico”.

Il presidente di Scafati Solidale conclude che se vi è stata una riduzione dei beneficiari lo si deve alle tante, troppe persone, che pur non avendone reale necessità, si recavano a ritirare il pacco, magari con auto costose. “Su questo aspetto – dice – sì che bisogna tenere alta la guardia e verificare, insieme alle parrocchie, le vere famiglie bisognose”.

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