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L’arte ha deciso di smettere di scolpire, ma colpire

Scritto da Redazione il 6 marzo 2014 in Attualità. Stampa articolo

colpi

Una serie di autoscatti in cui la fotografa, con il volto diretto in camera, impassibile viene colpita da oggetti di vario formato e genere, che vanno da  un bicchiere ad una zucca. Si tratta dell’ennesimo esempio, in cui l’arte diviene una forma di spettacolarizzazione; un sano “l’importante è che se ne parli”.

Anche se potenzialmente ironici, questi scatti, che rientrano sempre nell’ambito dello show business, rimangono tutti totalmente al di fuori da una logica che ne possa ricostruire il senso delle immagini. L’unico intento è stato quello di stupire, utilizzando delle forzature.

Nell’era in cui con una reflex al collo, ognuno potrebbe arrogarsi il diritto di sentirsi un’ artista, gli scatti della Kaija Straumanis, rappresentano l’ennesimo esempio di autocelebrazione, alla ricerca dei famosi cinque minuti di celebrità. Probabilmente “l’artista”, terrei a sottolineare il virgolettato, ricostruisce a tavolino una situazione in cui i colpi rappresenterebbero, simbolicamente,  la sofferenza e la forza dirompente dell’arte: in  realtà non è altro che una “messa in scena” , da cui potremmo trarre solo una simpatica risata.

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