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Pubblicata la nuova riforma del lavoro, modificati i contratti a termine e di apprendistato

Scritto da Redazione il 22 marzo 2014 in Attualità. Stampa articolo

lavoro

Pubblicata la nuova riforma del lavoro proposta dal governo Renzi. Ad annunciarlo è il ministro Giuliano Poletti che dichiara che “il nuovo decreto propone riforme sia nell’ambito della definizione dei rapporti di lavoro per i contratti a termine, che in materia di apprendistato”.

Il ministro Poletti aggiunge: “Il neo governo ha sempre considerato il problema della disoccupazione giovanile una delle principali questioni su cui intervenire in maniera repentina. Questo decreto rappresenterà un intervento concreto ed efficiente, ma bisognerà attendere. Il 2014 sarà una anno difficile per l’occupazione: stiamo ancora scontando crisi aziendali di tre o quattro anni fa”.

Il nuovo decreto, sostenuto con forza dallo stesso ministro, intenderà cancellare di fatto la riforma Fornero, considerata una legge che “con le sue limitazioni ha rallentato l’incremento del mercato del lavoro”. Tra i paletti introdotti dal precedente ministro l’acasualità, ovvero l’obbligo del datore di lavoro di motivare le ragioni dell’interruzione di un rapporto, che sarà abolita.

Inoltre, saranno eliminati i dieci – venti giorni di pausa obbligatoria, per chi avesse superato i 36 mesi di contratto; al cui scadere sarebbe dovuto partire obbligatoriamente un’assunzione a termine indeterminato. Da ora in avanti i contratti a termine potranno essere rinnovati fino ad otto volte consecutive, contrariamente a quanto stabilito dalla precedente riforma, che consentiva una sola proroga.

In materia di apprendistato, decade rispetto al precedente decreto, il divieto di assumere nuovo personale a meno che non fossero stati confermati almeno il 30%, della precedente tornata di assunzioni. Inoltre, il datore di lavoro non sarà più obbligato ad assicurare l’apprendistato di II livello, ovvero finanziare la frequenza a corsi specializzati, offerti dalla regione e non solo.

Tra gli oppositori al nuovo decreto l’ex viceministro dell’economia Stefano Fassina: “Si tratta di un atto molto più grave della precedente abolizione dell’articolo 18. Siamo di fronte ad una regressione del mercato di lavoro. Non è una riforma deve essere modificata, altrimenti non è votabile”.

Di altra veduta gli imprenditori, secondo i quali si tratterebbe di una riforma che semplificherà le procedure inerenti contratti lavorativi, consentendo di sbloccare il mercato del lavoro e favorendo nuove assunzioni.

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