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Emergenza sanità. La CISL scrive a Caldoro: “Considerare esigenze e specificità territoriali”

Scritto da Redazione il 29 marzo 2014 in Evidenza,Salerno. Stampa articolo

corsia di ospedaleIl processo di riorganizzazione dell’assistenza ospedaliera non può basarsi sul solo numero di posti letto presenti nella struttura. E’ quanto sostiene tutta la compagine campana della Cisl che rilancia compatta il dialogo sociale sulla questione delicata della sanità.

Pietro Antonacchio, segretario generale per la FP di Salerno, dichiara che è necessaria una valutazione del fabbisogno, un’indagine epidemiologica e una mappatura dei servizi esistenti. “La scelta di chiusura o riconversione degli ospedali – dice – deve essere fatta considerando fattori come fabbisogno di salute della popolazione di quella specifica zona, incidenza di particolari patologie croniche su quel territorio, la presenza di altre strutture ospedaliere nelle zone limitrofe, qualità e sicurezza delle strutture che dovranno essere chiuse o riconvertite, caratteristiche specifiche di quel territorio in termini di orografia e flussi turistici, esistenza di un servizio di trasporto efficace e tempestivo dalla zona dove verrà chiusa la struttura agli ospedali che rimarranno attivi, in particolare in caso di urgenze e di servizi ad esso collegati, qualità, accessibilità e capacità di rispondere ai bisogni della popolazione da parte dell’assistenza territoriale presente su quel territorio.

Antonacchio, poi, evidenzia che è necessario garantire la contemporaneità degli interventi legati alla riconversione, un’organizzazione dell’offerta socio-sanitaria territoriale e di prossimità adeguata a farsi carico del bisogno di salute della comunità, la sicurezza degli interventi di emergenza-urgenza, assicurando una corretta e razionale dislocazione dei servizi ed essi dedicati, anche attraverso processi di riconversione, un numero congruo di ambulanze medicalizzate, il funzionamento H24 del servizio di elisoccorso, la distribuzione di servizi collegati alla gestione delle emergenze come le emodinamiche.

“Prevedere spazi di condivisione – conclude – e partecipazione delle comunità locali e delle organizzazioni civiche e di pazienti ai processi di riorganizzazione della rete ospedaliera e dei servizi territoriali, nonché sulla valutazione costante (es. audit civico) dell’impatto della scelta maturata ed attuata. Prevedere un piano di comunicazione rivolto alla cittadinanza sulla riorganizzazione. In questi ambiti è necessario favorire la partecipazione degli utenti, in particolare nei processi di informazione, trasparenza, misurazione e valutazione dei servizi, affinché il loro ruolo non si limiti alla verifica finale ma a un coinvolgimento nel percorso di definizione dei servizi”.

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