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Tango bond: arriva dopo 13 anni la dura condanna di Banca Sella al risarcimento di circa 86 mila euro

Scritto da Redazione il 31 marzo 2014 in Consumatori. Stampa articolo

TYP-238932-498102-soldiConquistano l’ennesima importante vittoria i  delegati Adusbef, gli avvocati Vittorio Bovini e Roberto Polloni, sui tango Bond rifilati da Banca Sella ai correntisti. La Corte d’Appello di Roma presieduta dal dottor Lucio Bochicchio, ha emesso una sentenza depositata il 12 marzo 2014, che  ribaltando la precedente del Tribunale di Roma, ha condannato Banca Sella a risarcire 86.397 euro (oltre spese legali ed interessi), ai risparmiatori frodati. Migliaia le cause vinte una ad una da Adusbef ed altre associazioni, in assenza della class action !

La condanna arriva dopo 13 anni dal default della Repubblica Argentina avvenuto nel 2001. All’epoca dei fatti  furono coinvolti circa 450.000 risparmiatori, per un valore di 13,5 miliardi di euro, per precise responsabilità delle banche italiane le quali, nonostante il rating dell’Argentina fosse sceso nel 1999 a livello B1, nel successivo triennio 1999-2001, continuarono a collocare  titoli per buona parte in contropartita diretta (ossia da proprio portafoglio), addossando ad ignari correntisti junk bond (titoli spazzatura) che avevano acquistato. Gli istituti di credito italiani, beneficiando di sostanziose commissioni per piazzare tango bond dai mercati, o vendute alla propria clientela  obbligazioni che detenevano nella propria diretta titolarità, con palese conflitto di interesse e senza informare  in modo esauriente del rischio Paese, hanno rovinato per ben due volte centinaia di migliaia di italiani.

La prima, non informando sull’elevato rischio dei tango bond, la seconda raccogliendo in banca oltre 200.000 deleghe con la falsa promessa che con la task force Argentina, istituita dall’Abi avrebbero presto ottenuto i dovuti risarcimenti dalla Repubblica Argentina, a patto di non intentare azione giudiziaria contro le banche.  L’Argentina offrì il rimborso di circa un terzo del valore investito, e neppure quello per decine di migliaia di italiani che avevano creduto alle frottole dell’Abi senza intentare quelle doverose azioni giudiziarie, in uno dei più gravi scandali bancari (dopo quello della Parmalat) della storia italiana avvenuta con la complicità (come si legge in numerose sentenze) degli organismi preposti alla vigilanza.

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