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Salerno. Va in scena lo spettacolo ‘Mi chiamo Omar’

Scritto da Redazione il 17 aprile 2014 in Teatro. Stampa articolo

palco-de-teatroSalerno. Giovedì 24 aprile, alle 21, al teatro Antonio Ghirelli (TAG) di Salerno, prosegue la rassegna ‘Femminile palestinese – la donna, l’arte, la resistenza’, a cura di Maria Rosaria Greco, con il racconto “Mi chiamo Omar”, scritto e diretto da Luisa Guarro, rappresentato da Dalal e Omar Suleiman e la loro compagnia teatrale. A fine serata si terrà una cena araba.

La scelta della data non è casuale, così vicina al 25 aprile, giornata della liberazione del popolo italiano, per sottolineare l’importanza che la rassegna dà alla resistenza di tutti i popoli contro qualsiasi occupazione straniera. Particolarmente significativo anche il partenariato consolidato con l’agenzia giornalistica Nena-News Agency (Near East News Agency), impegnata da anni a garantire un’informazione indipendente ed accurata su tutto il Vicino Oriente, dando voce alla resistenza alla colonizzazione: nello specifico parlando dei conflitti, dei processi di cambiamento politico, delle lotte dei lavoratori, del protagonismo emergente delle donne, delle condizioni dei giovani e delle produzioni culturali.

“Mi chiamo Omar” è la storia di una famiglia palestinese attraversata dalla storia della Palestina. Omar è il narratore che porta in scena la memoria  fra immagini e suggestioni, una memoria delicata che infonde ammirazione e insieme un senso di inadeguatezza: è più forte di qualsiasi denuncia politica o filosofica.  Il racconto parla di una casa in un remoto villaggio della Palestina, terra di battaglie e soprusi e violenze, di cui quasi non c’è traccia nella scena, se non come malinconico sottofondo nella consapevolezza di chi ascolta. Viene mostrata una vita quotidiana, lontana, altra, lenta , primordiale, da osservare e ascoltare, per uscire dalla convinzione che il proprio sia l’unico mondo possibile, l’unico plausibile.

Lo spettacolo sin dalla sua struttura scenica vuole riportare la potenza magica della narrazione orale. Un telo gigante, grande come uno schermo del cinema, rappresenta “la mente di chi ascolta” e su di esso prendono forma le immagini evocate dal racconto. Gli spettatori assistono, così, al tramutarsi delle parole in suggestioni che, nell’impossibilità di eguagliare il reale accaduto, diventano disegni animati (video-proiettati) ombre e immagini rarefatte, di attori che, dietro quel telo, interpretano i parenti più prossimi di Omar e il suo passato.

Il racconto è il terzo appuntamento della rassegna salernitana “Femminile palestinese” che si inserisce nella campagna nazionale lanciata a Roma nello scorso gennaio da “Cultura è Libertà”, associazione che sostiene e promuove la cultura palestinese, in quanto espressione dell’esistenza e resistenza di un popolo. Nello specifico il progetto salernitano dedica una particolare attenzione al ruolo della donna nel mondo arabo e all’importanza del contributo femminile nella cultura palestinese, alla capacità che le donne hanno di mettere in discussione i confini e le narrazioni dell’occupazione. Attraverso l’arte e la creatività la donna sa esprimere resistenza all’occupazione, alla colonizzazione, alla diaspora, alla discriminazione,  alla violenza.

La rassegna quindi si articola in tre appuntamenti, con la presenza di donne palestinesi o che parlano di Palestina.  Il primo è stato la conferenza di Isabella Camera D’Afflitto, arabista dell’università La Sapienza di Roma, su “femminismo arabo: dall’Egitto alla Palestina” al Marte di Cava de Tirreni il 6 marzo u.s.  Il secondo è stato l’incontro con la regista indipendente di Gerusalemme,  Sahera Dirbas e la proiezione del suo film “Jerusalem bride” all’Università di Salerno, presso la biblioteca Santucci della cattedra di Sociologia degli Audiovisivi Sperimentali, il 25 marzo u.s.  Ora è il momento dello spettacolo teatrale “mi chiamo Omar”, che si conclude con cena araba, al Teatro Antonio Ghirelli (TAG) di Salerno il 24 aprile p.v. alle ore 21.

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