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Gli zoo, buoni o cattivi per gli animali?

Scritto da Redazione il 16 luglio 2014 in Animali. Stampa articolo

zooEstate o inverno, col sole, la neve o la pioggia, gli zoo sono delle vere e proprie calamite che attirano visitatori da ovunque. Un pubblico di ogni età affascinato dagli animali e dai loro comportamenti. In Svizzera esistono una quindicina di zoo. Sono però soprattutto due che emergono dal lotto: ogni anno fra tre e quattro milioni di persone visitano gli zoo di Basilea e Zurigo.

Queste due istituzioni hanno recentemente presentato importanti progetti. A Basilea, un “Ozeanium” dovrebbe veder la luce entro il 2021. Il costo? Cento milioni di franchi. Il nuovo edificio, di forma ellittica, accoglierà trenta acquari per spiegare la vita sottomarina. I visitatori potranno ammirare le evoluzioni di pinguini, razze o piovre.

L’aspetto pedagogico è onnipresente nel progetto: “È molto importante mostrare l’incredibile ricchezza racchiusa negli oceani. Ogni millimetro cubo è occupato da organismi viventi. Si tratta quindi di capirli e di proteggerli”, spiega Thomas Jermann, biologo marino e responsabile del progetto.

A Zurigo, a inizio giugno è invece stata inaugurata una nuova area per gli elefanti. Denominata ‘Kaeng Krachan’, dal nome di un parco in Thailandia, offre uno spazio sei volte più grande di prima ai sette elefanti asiatici dello zoo.

Il parco comprende sei bacini, poiché i pachidermi adorano farsi il bagno. Un punto d’osservazione sotto il livello dell’acqua permette ai visitatori di ammirare quanto gli elefanti si muovano facilmente e con grazia in questo elemento.

I pachidermi possono spostarsi praticamente dove, come e quando vogliono. Sia di giorno che di notte. “Possono avere una vita famigliare e sociale e cercare il cibo, disseminato in quaranta punti di distribuzione, ha spiegato il direttore dello zoo Alex Rübel durante la presentazione ai media. Non vogliamo che i nostri animali si facciano divorare da altri, ma almeno che esercitino le loro competenze per trovare il cibo da soli e che facciano attenzione agli altri occupanti”. La nuova area ospita infatti anche antilopi e galline.

Il nuovo parco permette soprattutto di inaugurare un nuovo modo di occuparsi degli elefanti. “Abbiamo abbandonato il metodo del contatto diretto, il cosiddetto ‘hands-on’ in inglese, secondo cui i guardiani lavoravano in mezzo agli elefanti, per passare al contatto protetto”, ha precisato Alex Rübel. D’ora in poi, vi sarà sempre una parete di protezione tra l’essere umano e l’elefante. Grazie a delle aperture, il personale curante può auscultare l’animale, curare una zampa, fare un prelievo di sangue o una radiografia di un dente.

Il nuovo metodo permette al personale di lavorare con maggiore sicurezza. “Quando un essere umano si trova in mezzo agli elefanti, può diventare il bersaglio privilegiato in caso di conflitti o di necessità di affermarsi, poiché è l’anello debole”, spiega a swissinfo.ch lo zoologo Robert Zingg, dello zoo di Zurigo, teatro di un incidente nel 1995. L’elefante Komali aveva ferito gravemente un custode che ritornava dalle vacanze e che non aveva più avuto contatti con gli animali da un po’ di tempo.

Questi progetti a Basilea e a Zurigo non sono però accolti positivamente da tutti. La Fondazione Franz Weber (FFW) si è opposta al progetto ‘Ozeanium’. “I grandi acquari marini non hanno più ragione d’essere nel XXI secolo”, indica l’organizzazione di difesa del paesaggio e della natura.

“È assurdo strappare pesci e animali in generale dal loro ambiente naturale, su pretesto che si vuole spiegare questo ambiente, sottolinea Vera Weber, nipote di Franz e vicepresidente dell’organizzazione. I pesci muoiono durante il trasporto e bisogna spesso ricorrere a del veleno per catturarli. Si impara molto di più guardando un documentario”.

Thomas Jermann ribatte affermando che lo zoo di Basilea “non acquista nessuna specie catturata con veleno paralizzante, metodo che condanniamo con fermezza”. Il responsabile respinge inoltre categoricamente l’affermazione della FFW secondo cui solo un pesce su 50 sopravvivrebbe al primo anno in acquario. “È completamente falso. La maggior parte dei pesci corallini vive più a lungo in un acquario che in natura”.

L’apertura del parco Kaeng Krachan a Zurigo ha sollevato critiche anche sull’utilità stessa degli zoo. Intervistato da diversi media della Svizzera tedesca, il filosofo Markus Wild, dell’Università di Basilea, dubita che “gli zoo siano il posto giusto per suscitare interesse nei confronti degli animali”.

Inoltre, ha dichiarato al settimanale NZZ am Sonntag, “i parchi sono forse più grandi e più verdeggianti rispetto al passato, ma animali come gli elefanti, i predatori o anche gli uccelli, hanno bisogno di molto più spazio per muoversi di quello che può offrire uno zoo urbano”. Oltre a ciò, Wild critica il fatto che la vita degli animali sia completamente controllata dall’uomo, anche per quanto concerne la riproduzione.

L’Associazione mondiale degli zoo e degli acquari (WASA) tiene conto di queste critiche. “Se gli zoo e gli acquari devono svolgere un ruolo attivo per quanto concerne la conservazione, allora devono (…) far capire a tutti che la loro missione principale è appunto questa. La conservazione deve andare di pari passo coi criteri di benessere più elevati per gli animali”, scrive l’organizzazione nel suo rapporto intitolate “Costruire un futuro per la fauna e la flora”.

Principi, questi, sostenuti anche dai due più importanti zoo svizzeri. Alex Rübel ricorda che lo zoo di Zurigo investe ormai quasi quanto il WWF nella protezione della natura. In Madagascar, sono così stati spesi 3,5 milioni di franchi per la salvaguardia della foresta pluviale Masoala, che ha dato il nome al padiglione tropicale dello zoo di Zurigo. Prossimamente, si svilupperà anche una maggiore collaborazione con la Thailandia.

Come i suoi colleghi, il biologo dello zoo di Zurigo Martin Bauert non crede che dei film siano sufficienti per sensibilizzare il pubblico occidentale. “Per spingere qualcuno a cambiare il suo comportamento, sono necessarie emozioni e un accesso diretto”, sostiene. A Basilea, Olivier Pagan parla anche lui del bisogno di un “contatto diretto”.

Il direttore dello zoo di Basilea ritiene inoltre che vi sia una certo “romanticismo” nella visione di una natura che sarebbe perfetta. “Molti animali hanno visto la loro zona d’esistenza e le loro vie di migrazione tagliate in due da assi di comunicazioni per gli esseri umani, ad esempio in Africa. La natura può essere brutale”.

Lo zoologo Robert Zingg è convinto della necessità degli zoo: “Non si tratta solo di spettacolo. Senza gli zoo, la distruzione della natura nel mondo sarebbe ben più importante“.

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