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Arrestati 3 allevatori per minacce mafiose

Scritto da Redazione il 19 novembre 2014 in Campania,Cronaca,Evidenza,Piana del Sele,Picentini,Salerno,Territorio. Stampa articolo

allevatoriGiffoni Valle piana. Arrestati ieri mattina 3 allevatori: Sabato e Pietro Malfeo, di Giffoni Valle Piana, padre e figlio, e Carmine Lamberti, 33enne di Pontecagnano, arrestati dai carabinieri della Compagnia di Battipaglia e della stazione di Giffoni Sei Casali, per atti intimidatori ai danni degli titolari delle aziende agricole locali.

 I malviventi minacciavano già da circa due anni gli imprenditori della zona con la pretesa di utilizzare i terreni delle persone minacciate per far pascolare le loro greggi.

Dopo due anni di intensa attività dei carabinieri, la svolta è arrivata grazie all’impronta digitale lasciata su una bomba dal 33enne Lamberti, considerato l’esecutore materiale degli attentati, usata per “avvertire” Gennaro Barra, titolare dall’azienda agricola “Il Casale Piceno” di Giffoni Sei Casali, che nell’estate del 2012 subì per due volte l’incendio del fienile, poi del ristorante ed infine l’esplosione della sua auto.

Altre minacce erano state fatte in oltre contro il titolare dell’agriturismo “Barone Fortunato” di Pontecagnano Faiano e del poligono da tiro ‘Shooting Range’ e altri due caseifici della Piana.

Il procuratore capo di Salerno Corrado Lembo durante la conferenza stampa tenutasi stamani in Procura alla presenza dei vertici dell’Arma dei Carabinieri e del pm della Dda Cassaniello, ha dichiarato che la micro organizzazione dei 3 criminali aveva un preciso e pericolo piano definito “mafioso”: “Quello che sembra un innocuo incendio nasconde, invece, una forma mentis eloquente, violenta, tipica del metodo mafioso.Non dimentichiamo che la mafia è nata in ambienti agricoli: qui c’è violenza, prepotenza e noi lo abbiamo bloccato sul nascere. Colgo l’occasione per fare un appello agli imprenditori: denunciate, è ora di denunciare”.

Per adesso ai tre raggiunti stamani da ordinanza di custodia cautelare è stata contestata l’aggravante mafiosa.

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