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Parla l’autista che ha investito Francesca:”Quando sono sceso dal pullman la ragazza respirava ancora”

Scritto da Redazione il 26 novembre 2014 in Cronaca,Evidenza. Stampa articolo

10394471_384942541662755_860647684434822804_nGiffoni. L’autista della SITA, che 2 giorni fa ha investito Francesca Bilotti uccidendola, ha rilasciato una drammatica intervista a Lira Tv.

Chiedo scusa, sono distrutto. Vorrei morire anch’io” dichiara l’uomo, 62 anni, padre di famiglia, quaranta anni di esperienza e pronto per andare in pensione il prossimo giugno.

“Quando sono arrivato al terminal di Fisciano a causa della coda degli altri mezzi mi sono fermato con la parte anteriore che aveva varcato il cancello di ingresso e quella posteriore ancora fuori. Ho atteso che il collega che si trovava dinanzi al mio pullman liberasse la zona ed ho eseguito questa maledetta manovra per portarmi al box” ha dichiarato l’autista che poi ha proseguito nella ricostruzione dei fatti.

“Dallo specchietto la visuale copre soltanto la metà del mezzo ed il fondo e tra l’altro c’erano tanti ragazzi a bordo, anche in piedi, pronti per scendere. La parte anteriore destra è una zona oscura per noi: nel fare la manovra purtroppo ho urtato questa ragazza che è caduta e l’ho investita.”

Quando sono sceso dal pullman la ragazza respirava ancora, si agitava e all’improvviso ha dato l’ultimo sospiro ed il Signore se l’è chiamata. Hanno chiamato i soccorsi, l’ambulanza è arrivata subito. Io mi sono allontanato dal luogo recandomi nella biglietteria sotto consiglio di qualche collega. Quando sono arrivati i soccorsi ed ho visto che porgevano il lenzuolo ho capito quello che era successo; quando sono arrivati i Carabinieri mi sono costituito.”

L’uomo tra le lacrime ha quindi cercato di giustificare l’accaduto “Non è stata colpa mia”. Ed ha anche un pensiero per la famiglia di Francesca “Mi dispiace per la famiglia, anche io ho dei figli e non chiudo occhio da quando è successa questa tragedia. Spero che il Signore mi dia la forza di andare avanti. Chiedo perdono ai genitori e se vogliono possono venire anche ad ammazzarmi, gli porgo io il coltello. Più di questo non posso fare. Sono distrutto.”

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