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Presepe: quando la Tradizione si fa Arte

Scritto da Redazione il 9 dicembre 2014 in Attualità,Libri,Territorio. Stampa articolo

presepe-Napoli-1Salerno. Se “Babbo Natale non viene dal Nord” e “Cristo si è fermato a Eboli”, è bene sapere che “Gesù Bambino è nato a Napoli”. Benvenuti al Sud quindi.

Dopo la presentazione del film di Casagrande che sarà girato interamente nell’atmosfera tutta partenopea delle luminarie, Salerno ha accolto stavolta, tra luci e nuovi mercatini natalizi appena inaugurati, il grande Luciano De Crescenzo, che De Luca ha definito “il più bello, più semplice, più rappresentativo scrittore del Sud”.

A confermare le parole del primo cittadino, non solo l’ironia, la leggerezza e la versatilità che lo scrittore napoletano ha portato con sé e che caratterizzano un po’ tutta la gente del Sud, ma il suo ultimo libro che propone un viaggio tra una delle più amate tradizioni della nostra terra: “il presepe”.

In “Gesù è nato a Napoli. La mia storia del presepe“, il presepe diviene il rituale natalizio più nazionale e popolare, simbolo della città di Napoli, di quella povera e di quella aristocratica. Napoli ma non solo. Passando da “Così parlò Bellavista” al cinema a “Natale in casa Cupiello” al teatro, la tradizione presepiale è stata e rimane un veicolo di identificazione della “gens campana“, entrata con il tempo a far parte del nostro ”patrimonio natalizio”, che ci caratterizza e ci contraddistingue dalle altre tradizioni che pure abbiamo assimilato, ma che meno ci appartengono.

“La suddivisione tra quelli a cui piace l’albero di Natale e quelli a cui piace il presepe” – si legge nel libro di De Crescenzo – “tra alberisti e 20141205_101331presepisti, è tanto importante che, secondo me, dovrebbe comparire sui documenti di identità. Il primo tiene in gran conto la Forma, il Denaro e il Potere; il secondo invece pone ai primi posti l’Amore e la Poesia. Tra le due categorie non ci può essere colloquio, uno parla e l’altro non capisce. Quelli a cui piace l’albero di Natale sono solo dei consumisti. Il presepista invece, bravo o non bravo, diventa creatore e il suo Vangelo diviene Natale in Casa Cupiello”.

Menzionato per la prima volta nel 1025 in un documento che parla di una costruzione presepiale nella Chiesa di S. Maria del presepe ad Amalfi (Sa), il presepe nasce nel XV secolo, quando si hanno i primi veri e propri scultori di figure, che costruiscono figure di legno per la rappresentazione della Natività.

Dalla funzione religiosa all’interno delle Chiese, verso la fine del Seicento si passa dal sacro al profano: si fa strada la tendenza nel presepe a rappresentare la “teatralità del quotidiano”, ossia la quotidianità di quel tempo che animava piazzette, vie e vicoli. Appaiono così nel presepe statue di personaggi del popolo come i nani, le donne con il gozzo, i pezzenti, i tavernari, gli osti, i ciabattini, ovvero la rappresentazione degli umili e dei derelitti: le persone tra le quali Gesù nasce.

Nel Settecento il presepio napoletano esce definitivamente dalle chiese, dove era oggetto di devozione religiosa, per entrare nelle dimore dell’aristocrazia. Nobili e ricchi borghesi gareggiano per allestire impianti scenografici sempre più ricercati. Praticato dall’alta società, si diffonde poi in tutti gli strati sociali. È dall’800 che il presepe si comincia a fare nelle case del popolo. Oggi noi facciamo nelle nostre case un presepe domestico che è un pò meno laico e un pò più religioso di quello settecentesco.

Dal nucleo della Natività quale forma di presepe alle origini, tutto incentrato sulla Sacra Famiglia, lo sguardo del “presepaio moderno” si fa laico e si sposta alla realtà, al teatro della vita. Il presepaio diventa un artista contemporaneo che rappresenta e inscena personaggi e personalità del nostro quotidiano.

“I pastori debbono essere quelli di creta – leggiamo ancora nel libro di De Crescenzo – fatti un poco brutti e soprattutto nati a San Gregorio Armeno, nel cuore di Napoli, e non quelli di plastica che vendono al supermercato, e che sembrano finti; i pastori debbono essere quelli degli anni precedenti e non fa niente se sono quasi tutti scassati, l’importante è che il capofamiglia li conosca per nome uno per uno e sappia raccontare per ogni pastore nù bello fattariello…”

Lungo la famosa via dei presepi a Napoli – via “San Gregorio Armeno – sono presenti mostre permanenti e negozi artigiani che permettono di comprare oltre alle classiche statuette, pastori raffiguranti personaggi moderni come ad esempio Totò, Pulcinella piuttosto che personalità della politica e del gossip.

I pastori quindi, con i loro volti, il loro ruolo all’interno di questo “microcosmo presepiale”, dicono di noi e dei nostri miti, esprimono il tempo in cui viviamo e diventano immortali. Si fanno pertanto opera d’arte. Oggi il presepe è si simbolo religioso, ma è soprattutto uno strumento descrittivo, identificativo e unificante della comunità di appartenenza, nella sua dettagliata composizione.

Nel presepe del nostro tempo viene ricreata la fenomelogia del mondo. Costruire un presepe oggi è un lavoro creativo, in cui l’artista, fondendo la varia umanità del nostro tempo, riformula la storia e modernizza la tradizione.

20141205_104141Ancora oggi, a distanza di quasi 500 anni dalla nascita del presepe, in ogni vera famiglia del Sud e in ogni Natale che si rispetti, accanto ai doni, a Babbo Natale, alle palle, all’alberello e alle luci che la tradizione del Nord ci ha consegnato in questa epoca di globalizzazione, troveremo almeno un Capannina con la sacra famiglia, Gesù Bambino che metteremo nella mangiatoia il giorno Natale – dopo il rituale della “processione casalinga” con tutto il parentato – i tre Magi piccolini posizionati sulla montagna (perché giungono a Valle il giorno della Befana), gli Angeli sempre in bianco sulla carta del cielo, le casette in sughero, le montagne di carta e tutta l’Umanità dei Pastori che, anno dopo anno, cambiano volto e mestiere

Oggi in molti luoghi della Campania, dove la tradizione è più forte e sicuramente più sentita, ci sono associazioni e gruppi di persone che ogni anno già agli inizi di Novembre danno l’avvio alla costruzione di presepi all’aperto che si possono visitare durante una passeggiata. Innumerevoli poi in tutte e 5 le province campane, per tutto il periodo natalizio, rassegne, mostre ed esposizioni presepiali.

Inoltre sempre più giovani artisti si cimentano in presepi nuovi ed originali, utilizzando grande varietà di materiali, dalla resina al legno, dal vetro alla ceramica: presepi in miniatura, stilizzati, minimalisti, o quasi invisibili, come quello all’interno di una lenticchia e su una “testa di spillo” (ad opera del maestro d’arte Aldo Caliro) realizzando così il presepe più piccolo al mondo.

 

‘O PASTORE
Tu stive llà, n’copp’ ‘a cchella scanzìa
int’a stà putechella d’ ‘o Maestro Ercolano
mmiscato mmiez’a ll’ate cchiù o meno comm’a tte.
Ogn’anno é tradizione, sott’e feste ‘e Natale
ccà veneno a migliare ‘e ggente d’ogni parte;
t’guardano, t’toccano, t’spostano ccà e llà.
Pé lloro ‘un si nient’ato ca ‘nu pastore ‘e creta,
senz’anema purtroppo, senza ‘na dignità.
Tra me e te, però, é stato comm’a quanno
s’trovano dduje amice doppe chissà quant’anni.
E ce simmo capito, e ce simmo parlato,
e ‘a copp’a stà scanzìa cù mme t’aggio purtato.
Mò, dint’a casa mia, tu nun si cchiù pastore,
n’copp’a cchistu presepio tu si ‘nu primm’attore !

Salvatore Russo

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