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Maiori, lidi abusivi: rinviati a giudizio 16 titolari di stabilimenti balneari

Scritto da Redazione il 3 marzo 2015 in Costa d'Amalfi,Cronaca,Territorio. Stampa articolo

Guardia CostieraMaiori. Al termine di una complessa attività di indagine disposta dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Salerno, iniziata nell’anno 2011, sono stati rinviati a giudizio 16 titolari degli stabilimenti balneari del Comune di Maiori, che rientrano in aree dichiarate di protezione ed interesse comunitario, che comprendono il tratto compreso tra il torrente Bonea ed il Comune di Maiori, incluso nel Parco dei Monti Lattari.

La prima udienza si terrà nel mese di novembre del corrente anno.

La complessa attività è stata diretta dal Comandante della Capitaneria di Porto di Salerno Gaetano Angora.

In particolare, viene contestata la realizzazione di opere stagionali, in assenza dei necessari atti di assenso e, in particolare, il permesso di costruire e la valutazione di incidenza, da richiedere alla Regione Campania Settore Ambiente di Napoli.

Inoltre, agli stessi operatori turistici è stata contestata un‘occupazione demaniale marittima di 16.600 metri quadrati circa (pari a circa 4 campi da calcio), poiché effettuavano il montaggio delle strutture balneari in assenza dei predetti titoli, nonostante l’obbligo di acquisizione, previsto dalle concessioni demaniali marittime, di tutti gli atti di assenso necessari.

Successivamente ai controlli effettuati nell’anno 2010/2011 tutti i titolari degli stabilimenti balneari hanno provveduto a regolarizzare la propria posizione, mediante il rilascio di regolari permessi di costruire ed acquisizione della prescritta valutazione di incidenza.

La Capitaneria di Porto di Salerno continuerà come di consueto la propria attività di controllo di tutte le strutture turistiche ricreative ubicate lungo la costiera Amalfitana, che operano in spregio alle norme poste a tutela dell’ambiente e del paesaggio.

La procedura prevista per il rilascio della “valutazione di incidenza” è finalizzata alla salvaguardia dell’integrità dei siti di interesse comunitario attraverso l’esame delle interferenze di piani e progetti in grado di condizionare l’equilibrio ambientale. A detta procedura (nella specie del tutto mancante) deve essere sottoposto qualsiasi piano, progetto o intervento che possa avere incidenze significative sull’ambiente, affinché, seguendo il principio di precauzione, siano analizzate le possibili interferenze negative sul sito, considerando eventuali effetti congiunti di altri piani o progetti, per valutare gli impatti cumulativi che spesso si manifestano nel tempo. Ne consegue perciò che la realizzazione ed il mantenimento di opere non sottoposte alla procedura di incidenza comporta il pericolo di compromissione degli ambienti oggetto di speciale protezione.

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