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A tu per tu con Claudia Gerini. Intervista all’attrice icona di Verdone

Scritto da Redazione il 14 marzo 2015 in Cinema,Evidenza,Rubriche,Spettacoli. Stampa articolo
L'inviata del Corriere di Salerno, Raissa Pergola, con Claudia Gerini

L’inviata del Corriere di Salerno, Raissa Pergola, con Claudia Gerini

Grande entusiasmo tra studenti e docenti per l’arrivo della nota attrice e cantante italiana Claudia Gerini, ospite ieri pomeriggio di Davimedia in una masterclass nel Teatro d’Ateneo dell’Università degli Studi di Fisciano.

Da studentessa abbandona la sua carriera di studi in sociologia all’undicesimo esame dopo l’incontro con Carlo Verdone, che la farà partecipare al film “Viaggi di nozze” del 1995, lavoro grazie al quale sarà conosciuta dal grande pubblico.

Sentivo già da bambina che quella sarebbe stata la mia strada”, ha ammesso la Gerini raccontando di quando, già dai 14 anni, aveva iniziato a muovere i primi passi nel mondo dello spettacolo, dai giornaletti al concorso di Miss Teenager, ai vari casting che ne sono seguiti.

Durante questo iniziale flashback, l’attrice non ha mancato di soffermarsi sul personaggio di Jessica, ragazza coatta e grossolana che, in coppia con Verdone nel ruolo di Ivano, colora quello che negli anni ’90 fu un grande successo, ma che tuttora rimane intramontabile e indimenticabile.

Continua così la parabola dei film ai quali è rimasta particolarmente legata: “Sono pazzo di Iris Blond”, diretto e interpretato da Carlo Verdone, “Non ti muovere” di Sergio Castellitto e “La sconosciuta” di Giuseppe Tornatore, un “Film molto difficile da girare – ha confessato – Giuseppe mi chiedeva sempre di essere molto fissa con i muscoli del volto, voleva questa fissità, questa freddezza perché interpretavo una donna che avevo tutto un suo mondo, molto intimo, con un grande segreto, cosa che per me era difficile, dato che io sono molto espressiva”.

Ricorda, infine, l’esperienza di “Una famiglia perfetta” con Paolo Genovese e “Tutta colpa di Freud”.

Attrice versatile, dunque, che si è prestata e cimentata in diversi ruoli, come lei stessa afferma.

 

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Il Corriere di Salerno ha chiesto, quindi, all’attrice:

Lei ha dimostrato di essere un’attrice molto dinamica, impegnata in diversi ruoli. L’abbiamo vista anche in scene di nudo. Come considera il culto della bellezza oggi e il nudo cinematografico in relazione a episodi di violenza nei confronti di donne – pensiamo alla pratica di bruciare le donne con l’acido – che non sono padrone del proprio corpo e che non sono libere di mostrare la propria femminilità e ancor meno la propria nudità, che vengono condannate fino a essere colpite fisicamente nel momento in cui ”superano un certo limite”?

È un discorso molto interessante e attuale. Innanzitutto, la bellezza e il nudo sono due cose diverse. Per noi attori il corpo è uno strumento, un mezzo per raccontare e per esprimersi. Io ho fatto scene di nudo e ci penso sempre bene prima di farle. Inizialmente, c’è sempre un po’ di imbarazzo, ma poi si finisce per girare. Da un punto di vista dell’esperienza pratica è questo quello che succede.

Poi il corpo della donna è anche utilizzato per pubblicizzare qualsiasi cosa. Spesso viene considerato come fosse un oggetto, funzionale a tante cose.

C’è anche il fattore religioso. Trovo che sia vergognoso e che debba essere condannata qualsiasi violenza contro donne e bambini. Bisogna sempre parlarne comunque e ribellarsi.

Penso che le donne in questo momento storico abbiano una forza incredibile e ne abbiano sempre di più, ma non perché vogliamo essere uomini o meglio degli uomini, ma donne. Dobbiamo continuare a fare i dolci, ma anche stare nei posti dell’amministrazione. Anzi, l’unicità della donna sta proprio nell’accoglienza, nella dolcezza e non dobbiamo perdere questo. Penso che l’errore che si sia fatto nel corso della storia, in particolare degli ultimi 30anni, sia proprio nel fatto che alcune donne volessero fare gli uomini. Il valore aggiunto della donna, invece, è proprio quello di essere più diplomatiche, più sensibili, di essere multitasking, senza schiacciare nessuno. Adesso credo che questo cosa si sia capita. Sempre più donne hanno ruoli importantissimi nella politica, nelle aziende. E questo ci fa sperare in bene per noi e per i nostri figli.

Bisogna condannare qualsiasi forma di violenza e mettere in galera chi pratica la violenza. Perché poi è anche quello il problema. Gli fanno poco”.

Dove non arriva la legge sarebbe necessario un rinnovo culturale, quindi?

“Si, deve partire innanzitutto dalle madri che crescono i figli. È un discorso culturale perché dalle famiglie deve venire questo rispetto verso le donne.

E poi si, c’è un discorso di istituzioni e di leggi che devono forse essere rafforzate, inasprite nei confronti di questi tipi di episodi”.

L’attrice si sofferma poi sull’ultimo Festival di Sanremo e sull’inversione di tendenza che vede sempre più cantanti che presentano e attrici che ballano e che fanno spettacolo.

La voce è uno strumento dell’attore, quindi, è quasi normale che canti. Non deve necessariamente cantare bene, ma magari avere un’intonazione e un’educazione alla voce”.

Si mostra, invece, più scettica sulla possibilità che una cantante presenti: “È un po’ più dura. Emma era più dura e ingessata di Arisa. In Italia non c’è la cultura del più sai fare e meglio è”.

Io ho iniziato danza che avevo 14 anni e serve tutto. Per fare l’attrice serve la voce, serve tutto

L’incontro si conclude con una riflessione sul fenomeno dell’immigrazione, sulle forme di xenofobia e sull’integrazione, realtà a cui si fa riferimento nell’ultimo film girato dall’attrice, “Il traduttore”.

L’attore deve sempre portare un messaggio socialmente utile e stare dalla parte di chi ha bisogno di un sostengo. Ci sono diversi livelli di integrazione. Gli africani che vendono sulla spiaggia hanno studiato moltissimo, ad esempio, e vengono qui per integrarsi e lavorare, portano conoscenza. Poi c’è, invece, quello che viene a rubare, oppure, il rom a cui io pago il sussidio”.

Queste persone pagano per venire qui ad essere schiavi e a essere trattati come delle bestie– conclude la Gerini – Li accogliamo, ma dobbiamo sistemarle bene, altrimenti non ha senso. Non devono andare a delinquere, a morire di fame, a portare malattie”.

Raissa Pergola

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