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Cassazione. Le molestie online sono veri abusi: niente più distinzione tra virtuale e reale

Scritto da Redazione il 27 aprile 2015 in Attualità,Evidenza. Stampa articolo

detay-abuso-sul-web-e-reato-decide-la-cassazioneLa Corte di Cassazione, con la sentenza n.16616 del 2015, ha stabilito che la violenza o le molestie sessuali condotte attraverso la rete sono da equiparasi per gravità a quelle perpetrate nel mondo reale.

Cade quindi la distinzione tra Orchi reali e Orchi virtuali, quest’ultimi soggetti quindi alla stessa legislazione e alle medesime pene previste per i primi.

Il caso è quello di un 50enne di Napoli condannato in primo grado a 12 anni, poi ridotti a 9 dalla Corte d’Appello di Napoli con sentenza del 2014, con l’accusa di atti sessuali e ripetute molestie virtuali ai danni di una bambina di 9 ed un’altra di 11 anni, attraverso l’uso di social network e l’ausilio di una webcam per videochiamate.

La Terza sezione penale redatta da Vincenzo Pezzella  e presieduta da S. F. Mannino ha confermato la condanna inflitta all’uomo in Appello e respinto il ricorso della Difesa, la cui tesi prevedeva una serie di attenuanti generiche e giustificazioni del caso, legale al semplice fatto che le molestie fossero avvenute attraverso un filtro, rappresentato dallo schermo, senza quindi un vero e proprio incontro o contatto fisico.

I Giudici della Corte di Cassazione hanno motivato tale sentenza con l’obbligo morale e legislativo di abolizione del confine tra mondo virtuale e reale, per quanto riguarda molestie e intimidazioni di natura sessuale, sottolineando che i social costituiscono ormai una forma di socializzazione, a volte patologica o spesso  soltanto alternativa, ai tradizionali strumenti di interscambio interpersonali, e che per tanto, i comportamenti violenti che si verificano in rete non sono caratterizzati da una minore gravità di quelli che avvengono nel mondo reale.

Anzi, precisano i giudici, che la violenza che arrivi attraverso il mezzo informatico è anche più subdola e potenzialmente pericolosa, in quanto raggiunge le vittime in una situazione di apparente sicurezza, come per esempio tra le mura domestiche, dove quindi è allentata quella vigilanza che per un bambino sarebbe ben maggiore se si trovasse in un ambiente esterno.

Tale sentenza è uno dei tanti passi che si stanno facendo, seppur con lentezza, per colmare il vuoto legislativo per cio’ che concerne il mondo e la vita virtuale. Il sempre maggior peso che hanno acquistato i social  ed internet nelle nostre vite inevitabilmente apre a bisogni e necessità di controllo e di tutele per le persone su un piano non più soltanto fisico. L’esigenza di leggi che sappiano regolare “atti e momenti on line” è sempre maggiore e continuerà inevitabilmente a crescere. Sono  sentenze e decisioni come questa che devono farci ben sperare senza però rinunciare ad una partecipazione attiva e matura. Nell’infinita realtà virtuale è difficile tracciare dei confini o delle semplici linee guida ma dobbiamo almeno provarci per non rischiare di perderci in balia di una cybernetica anarchia.

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