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Black out al “Ruggi”, incubatrici smettono di funzionare

Scritto da Redazione il 8 ottobre 2015 in Cronaca,Evidenza,Salerno,Territorio. Stampa articolo

ruggiSalerno. Pochi attimi di black out, quanto basta per mandare in tilt alcuni reparti dell‘ospedale “Ruggi” di Salerno, già al centro delle polemiche per l‘assenteismo dei dipendenti e per la lotta tra i sindacati e la dirigenza. Il caso, o forse le conseguenze della cattiva gestione, si abbattono ancora sul nosocomio di Via San Leonardo, seminando caos e momenti di profonda preoccupazione. Nessun danno per le persone ricoverate e per le strutture, ma i reparti di terapia intensiva neonatale, emodinamica, il pronto soccorso e il laboratorio di analisi restano privi elettricità, senza poter garantire l’assistenza necessaria ai pazienti.

Un intervento di manutenzione ordinaria, che l’Enel richiede ripetutamente e che va completato non oltre il 12 di ottobre, questa la causa dell’interruzione momentanea di fornitura di energia elettrica. La centralina, posta nell’edificio di fronte il primo ingresso dell’ospedale, deve essere revisionata e ciò impedisce tra le 22:00 e la mezzanotte di ieri 7 ottobre a macchinari anche molto delicati di rimane accesi per continuare a dare le giuste cure ai pazienti. A risentire maggiormente del black out il reparto di terapia intensiva neonatale, dove il corretto funzionamento delle incubatrici è fondamentale per monitorare le funzioni vitali dei neonati prematuri. L’allarme scatta più volte nel corso della tarda serata e interessa anche altri reparti cruciali per l’attività dell’ospedale, come il pronto soccorso e il laboratorio analisi.

Solo paura dunque senza grossi problemi per la salute dei pazienti, ma al “Ruggi” non è ancora il momento di dare un respiro di sollievo. Domenica 11 ottobre la corrente mancherà per altre 10 ore, secondo un accordo già preso tra l’Enel e l’ospedale. In stato d’allerta la prefettura di Salerno.

Intanto al “Ruggi” si attendono nuovi procedimenti disciplinari per i dipendenti assenteisti coinvolti nell’indagine “Just in Time“. Circa 800 le persone coinvolte nello scandalo, pari al 30% del personale. Tra le possibili misure anche l’eventualità di licenziamento immediato.

 

 

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