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A “Tu per tu” con Nek ospite all’Unisa: foto e curiosità sul pomeriggio universitario della star

Scritto da Redazione il 21 ottobre 2015 in Eventi,Evidenza,Territorio,Università. Stampa articolo

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Fisciano. Dopo Luigi Pelazza e in attesa di Luca Dondoni, è stata la volta dell’attesissimo Filippo Neviani, in arte Nek, che ieri pomeriggio ha letteralmente mandato in visibilio il pubblico di giovani e giovanissimi, presenti nell’Aula Magna dell’Ateneo di Salerno.

Ancora una volta Davimedia – rassegna culturale di cinema, teatro, musica e TV promossa dal Corso di Laurea Davimus (Arti Visive, Musica e Spettacolo) – ha saputo emozionare attraverso un nuovo incontro con un esponente del mondo dello spettacolo, che ha contribuito, assieme agli ospiti già intervenuti, ad aprire in pompa magna la stagione 2015/2016.

E la giornata di ieri ne ha dato ulteriore conferma: la sala gremita già un’ora prima dell’arrivo di Nek che, seppur diretto al teatro “Augusteo” di Napoli, tappa del tour in corso, ha esordito affermando: “Non ho avuto dubbi a rispondere positivamente all’invito. Il fatto di vedervi per me è musica. Sono felice di vedere tanti ragazzi qua per condividere la passione che ho per il mio mestiere. E’ un modo di ritrovarci”.

20151020_153200Un entusiasmo pienamente condiviso dai ragazzi e che trovato massima espressione nei cori che hanno accompagnato il video di presentazione, omaggio ai maggiori successi del cantante, e al momento di chiusura 20151020_143450dell’incontro, quando Nek ha firmato una chitarra spuntata tra il pubblico, l’ha impugnata e, con gran sorpresa da parte di tutti, ha intonato “Fatti avanti amore”, brano che lo ha visto trionfante anche se non vincitore, all’ultimo Festival di Sanremo, regalando un breve ma intenso e soprattutto inaspettato momento live.

Sanremo è una vetrina straordinaria –  dice a proposito -,  il talent show per eccellenza. E’ ancora un’opportunità per chi ha qualcosa da dire”.

Ma non è stato tanto “Fatti avanti amore” a fargli tremare le gambe prima di esibirsi sul palco più famoso d’Italia, quanto la cover “Se telefonando”: “Ha scelto tutto mia moglie – comincia col dire sorridendo – La cover ha avuto successo 50 anni fa – prosegue –  e l’aveva fatta Mina, non potevo imitare l’inimitabile! E’ stato difficile dare una nuova veste al pezzo senza intaccarne la natura meravigliosa. Io non ero preoccupato per ‘Fatti avanti amore’, ma il mio pensiero ero rivolto al venerdì sera, quando avrei dovuti cantare ‘Se telefonando’”.

Fa poi una riflessione sul pezzo riproposto a distanza di anni: “La musica non ha età, quel pezzo ha 50 anni e agli spettacoli, ai concerti, agli show la cantavano quindicenni che non conoscevano neanche quella canzone. Io sono stato intermediario tra 50 anni fa e i tempi di oggi”. Non manca di confessare che nella sua mente ci fosse, tra le alternative di scelta della cover, “Il cielo è sempre più blu” di Rino Gaetano.

Una personalità decisa e innamorata del proprio lavoro quella che Filippo ha mostrato di possedere: sin da ragazzo convinto di voler dedicarsi alla musica, di voler suonare e, in seguito, anche cantare, al punto da trascurare anche gli amici per trascorre ore in sala prove con la band. Mai un attimo di esitazione o in cui abbia pensato di fare altro.

La passione e l’impegno sono le due forze motrici che l’hanno da sempre guidato e che si sono rivelate fondamentali per la realizzazione professionale: “Per chi ha talento l’importante è che venga supportato dall’impegno e dalla forza di volontà – tiene a ricordare ai ragazzi – Perché tutto brilli è necessario l’impegno, per cui diffidate da chi vi dice che è tutto facile. Ci vuole meritocrazia e non bisogna diventare famosi prima di imparare il mestiere”.

Dopo 25 anni di carriera, ammette di emozionarsi ancora prima di esibirsi:C’è sempre il brivido prima di esibirmi, emozione galoppante, che ti prende al cuore, che se prima faceva 70 battiti al minuto ora ne fa 140, poi salgo sul palco e puntualmente è come se entrassi a casa mia, ma l’emozione è una brutta bestia perché può rischiare di prendere il sopravvento. La musica mi ha insegnato non a dominare ma a riconoscere le emozioni”.

Musicista, cantante, cantautore, polistrumentista e ora anche scrittore di un libro intitolato “Lettera a mia figlia sull’amore”.

Il Corriere di Salerno ha chiesto a Nek:

Lettera a mia figlia sull’amore: a quale genere di amore fai riferimento nel tuo libro – a quello paterno,a quello tra uomo e donna, all’amore per Dio, o per la tua terra, ecc -? E, in particolare, rispetto alla fede, che ha ricoperto un ruolo fondamentale in momenti difficili della tua vita, come tu stesso hai più volte dichiarato, ad esempio, in un’intervista alle ‘Invasione Barbariche’, quanto può essere importante averne in un mondo in cui tutto scorre veloce e in cui spesso si perdono i punti di riferimento?

L’amore di cui parlo nel libro raggruppa tutte le passioni che uno come me ha e che io definisco fuoco: la passione per la moto, per mia figlia, per Dio, per il Sassuolo (e qui nasce spontaneo l’ironia sul Sassuolo calcio che apre una simpatica parentesi calcistica), per la terra. L’amore è tutto quello che ti prende dentro e ti fa fare salti mortali, sacrifici, ti fa vedere le cose in modo diverso, ti fa alzare dalla sedia anche solo per programmare le date di una tournée. Io ho davvero la passione per tutto quello che faccio e questa passione io la definisco amore.

Tu poi hai toccato un tasto importante: la fede. Secondo me la fede è il più grande investimento che l’essere umano possa fare, parlo sempre per esperienza vissuta, è un cammino, come quando impari la lingua, non deve essere mai teoria, deve essere pratica, altrimenti tutto quel parlare è una favoletta che a conti fatti nella tua vita non ne riscopri la bellezza. La fede è, come l’ho vissuta io, la capacità, che abbiamo di non toccare del tutto il fondo quando la vita ti presenta momenti complicati”.

Un libro di consapevolezze, quindi, che non vede più un Filippo giovanissimo e frenetico, bensì un uomo maturo che ha saputo dare nome e senso ad ogni emozione e ad ogni avvenimento della propria vita. Un libro che si rivela, quindi, conseguenza fisiologica di un percorso di vita.

E con lo stesso entusiasmo iniziale, con cui è stato accolto, ma questa volta velato dall’amarezza di un incontro durato troppo poco per quanti lo amano e lo seguono, l’Unisa ha salutato Nek.

 

Raissa Pergola

 

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