Piana del Sele. Il pentito Schiavone non esclude la presenza di rifiuti tossici: “E’ possibile che ci siano”

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rifiuti-tossiciIeri il presidente della Camera, Laura Boldrini, ha deciso di rendere noti ulteriori particolari delle dichiarazioni che il pentito dei Casalesi, Carmine Schiavone, rilasciò nel 1997 davanti alla Commissione antimafie.

Molte sono state le affermazioni scottanti di Schiavone, tra le quali: “Il sud Italia, da Latina in giù, è la pattumiera d’Europa: a Formia 10 mila bidoni di rifiuti tossici, al largo di Salerno affondata una nave con scorie anche nucleari” oppure “I rifiuti sono stati smaltiti anche a 30 metri di profondità” e ancora “ogni fusto di rifiuti veniva smaltito per sole 500mila lire nelle campagne, ed il costo variava in base alla tipologia di rifiuti da trattare”.

Il pentito racconta nelle dichiarazioni: “esistono una miriade di aziende che girano casa per casa a offrire prezzi competitivi per lo smaltimento dell’amianto. Poi, con le tute e le mascherine, vanno a buttarlo in campagna”. Così funziona nella Terra dei fuochi: si riempiono le discariche fino a farle traboccare. Quando la quantità di rifiuti è troppo grande si assolda un piromane che appicca il fuoco in modo da non lasciare alcuna traccia visibile. Le terre non fanno in tempo ad essere liberate che già ricominciano ad essere invase di rifiuti di ogni genere. E il ciclo ricomincia.

Alla domanda “Le risulta che nella discarica di Battipaglia siano stati riversati rifiuti tossici da parte dei casalesi o di clan in contatto con quest’ultimi?” Schiavone rispose: “Non lo so, però è possibile, visto che il sistema era unico dalla Sicilia alla Campania. Anche in Calabria era lo stesso: non è che lì rifiutassero i soldi. Che poteva importargli a loro se la gente moriva o non moriva? L’essenziale era il business. So per esperienza che, fino al 1992, la zona del Sud, fino alle Puglie, era tutta infestata da rifiuti tossici provenienti da tutta Europa e non solo dall’Italia”. Con queste parole, Schiavone lascia intendere che anche la Piana del Sele potrebbe non essere stata risparmiata e che l’inquinamento delle terre tra Battipaglia, Eboli e comuni limitrofi potrebbe essere più grave di quello che si pensava finora.

Anche il salernitano non è immune dalla pratica mafiosa dello sversamento di rifiuti tossici. Già nel 2006, nel corso dell’operazione ‘Chernobyl’, i carabinieri del Noe, supportati dalle analisi effettuate dall’Arpac, dimostrarono che in maniera sistematica venivano interrati rifiuti tossici dal Vallo di Diano alla Piana del Sele. Alcuni dei campioni analizzati contenevano cromo esavalente, una sostanza tossica con elevato effetto cancerogeno. Un prodotto che deriva dalla lavorazione di fonderie e industrie dove vengono utilizzati composti chimici per leghe con acciaio o ferro.

“Ora più che mai occorre avviare un piano straordinario di analisi a tappetto delle matrici ambientali con la delimitazione delle aree interessate o meno da inquinamento, per garantire la sicurezza dei territori a tutela dei cittadini e delle imprese”. E’ quanto afferma la Coldiretti nel commentare i contenuti sconvolgenti dei verbali del pentito dei clan dei Casalesi, Carmine Schiavone “La battaglia contro l’illegalita’ e le agromafie va combattuta – sottolinea la Coldiretti – con la massima trasparenza e responsabilità nei confronti dei cittadini. Per questo sono necessarie azioni concrete per verificare immediatamente le dichiarazioni del pentito di mafia ed i reali effetti sulle aree coinvolte al fine di avviare le necessarie azioni di delimitazione e di bonifica dei territori contaminati”.

Nessuna indugio è più ammesso.

“Non si può tollerare una situazione di incertezza che mette a rischio la vita dei cittadini e l’attività di migliaia di imprese. Il business criminale dei rifiuti – conclude la Coldiretti – non si mai fermato ed ha sviluppato un fatturato illegale che ha raggiunto quasi 3,9 miliardi, tra rifiuti speciali e urbani, con oltre cinquemila reati accertati nel 2012, con lo smaltimento illegale di rifiuti, dai fanghi industriali alle sostanze tossiche”.

Dal 1997 ad oggi sono passati quasi vent’anni, ma di azioni concrete ce ne sono state ben poche. Intanto le terre del Mezzogiorno continuano ad essere avvelenate così come la sua popolazione. I prodotti di una terra violentata per decenni arrivano sulle tavole. Il tasso di mortalità  per il cancro continua a salire. Ora le parole non servono più. E’ arrivato il momento di essere concreti, dopo tanti anni in cui chiudere gli occhi, forse, è stato più facile.

 

 

 

 

 

 

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