Pontecagnano. Prosegue “When art is tattoo”, ospite lo scultore Marco Picariello. FOTO

Pontecagnano. Prosegue “When art is tattoo”, ospite lo scultore Marco Picariello. FOTO

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Pontecagnano Faiano. “Vivo della mia arte”. Forse sarà un paradosso, uno stile di vita o semplicemente passione quella di Marco Picariello, artista che è stato ospitato dal progetto “When art is tattoo” di Vittorio Rainone presso il suo studio in Via Picentia a Pontecagnano Faiano.

Dipinti e sculture, concezioni e sentimenti, un agglomerato di emozioni che solo un artista è capace di creare ma soprattutto emanare.

Da un istituto tecnico turistico aziendale alla Comics di Napoli. Un passaggio alquanto strano per un giovane che prende una strada con la speranza di un lavoro sicuro per avvicinarsi a ciò che lo fa sentire vivo, ossia l’arte. Diviene un apprendista di un laboratorio artistico e così inizia ad accostarsi anche all’argilla, curando e sviluppando la proprio passione.

“Ho lavorato per quattro anni, sette giorni su sette – racconta Picariello – per poi non separarmi più da questa materia. E’ la stessa materia che mi ha rapito.”

Il tatto con l’argilla come un aspetto interessante e curioso, un lavoro che porta soddisfazioni fin dalla prima opera sculturea, “Immenso”. Un busto inarcato dove gambe, braccia e testa sono immerse in una dimensione astratta.

“Questa dimensione la vedo come il mio lavoro. Gambe, braccia e testa sono immerse nel mio lavoro, il resto non mi serve.”

Marco Picariello parte dalle proprie necessità per poi trovare delle soluzioni ai tanti dubbi che si trova ad affrontare ogni giorno, attraverso l’arte si trovano risposte ben precise. L’arte vista come uno sfogo per dare voce e immagine ai pensieri un po’ di tutti, proprio come l’opera scultorea “Le malelingue”.  Opera scultore con bocche, lingue, occhi e un cervello.

“Ho voluto realizzare quest’opera dove appunto la parte degli occhi e le lingue sono le malelingue – spiega l’artista – Sono comunque attorno alla nostra vita inevitabilmente. Si può affermare un qualcosa verso una persona senza però dargli il giusto valore. Un’opera che consiglia un minimo di sensibilità in più nelle persone, proprio per pensare a quanto male ma soprattutto a quanto bene si può fare verso una persona. L’intento è stato quello di creare una figura che si modificasse, durante la settimana della mostra sarebbe cambiata.“

Il messaggio che Vittorio Rainone ha voluto trasmettere, attraverso l’esposizione di opere realizzate da Picariello e altri giovani, è stato quello di dare maggiore importanza all’arte e far capire che l’arte non cambia se non cambiamo noi con essa. L’arte proprio perché è razionale cambia continuamente.

“Creo i miei dipinti e le mie sculture affinchè le persone si possano identificare in esse – si congeda l’artista – Se dipingo un uomo in una vasca è perché quell’essere umano in quel omento in cui si rilassa riesce anche a pensare. L’uomo si deve fermare per un attimo e iniziare a pensare.”

Articolo e foto di Clemente Donadio

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