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L’inviata del Corriere di Salerno, Raissa Pergola, con Vittoria Puccini e Vinicio Marchioni

In prima nazionale a gennaio al teatro “La Pergola” di Firenze e ora in scena con la 30esima replica al “Verdi” di Salerno, il dramma teatrale di Tennesse Williams “La gatta sul tetto che scotta”, uno dei capolavori del teatro contemporaneo, portato sullo schermo negli anni ’60 con i volti di Elizabeth Taylor e di Paul Newman.

A rivestire sulla scena il ruolo di Maggie “La gatta” è stata Vittoria Puccini, al suo primo lavoro teatrale. L’attrice, infatti, nota per le numerose fiction televisive – ultima in ordine cronologico L’Oriana, andata in onda questa settimana sulle reti Rai – si è cimentata per la prima volta nella recitazione teatrale.

Accanto a lei attori di spessore come Vinicio Marchioni, nel ruolo del marito Brick, e Paolo Musio, nel ruolo, invece, del padre di quest’ultimo, con la regia di Arturo Cirillo.

La redazione del Corriere di Salerno ha incontrato la Puccini, Marchioni, Musio e il resto della compagnia durante la conferenza stampa che ha avuto luogo ieri sera presso il teatro “Verdi” di Salerno. Presenti anche i Grifoni di Giffoni Valle Piana e il pubblico, a cui l’incontro era aperto.

Lo spettacolo approfondisce il tema delle relazioni nell’ambito della famiglia e della famiglia allargata.

Marchioni ha spiegato come è nato lo spettacolo, dall’inizio delle prove con Cirillo alle comparazioni con le varie traduzioni analizzate e studiate, alle prove con il resto della compagnia.

L’incontro con un autore del genere è sempre una grande opportunità – afferma Marchioni – e quindi siamo felicissimi di portare in giro questo spettacolo che fino ad ora ha sempre avuto grande ascolto e partecipazione”.

Il nostro spettacolo è molto diverso dal film – precisa la Puccini – Il film è figlio degli anni ’50, di quell’America, di quella società. Arturo Cirillo, per prima cosa, ha voluto eliminare ogni riferimento a quel tipo di società perché è lontana da noi e non avrebbe avuto senso. E nel film ci sono argomenti che sono molto censurati e che non vengono trattati in maniera esplicita”.

Credo, inoltre – continua la Puccini – che quando si va a riprendere qualcosa che è già stato fatto, la cosa più sbagliata sia farlo allo stesso modo, bensì credo sia necessario farlo tuo, dargli una propria interpretazione, in base anche al tipo di attrice che sei”.

Raissa Pergola

 

Sulla straordinaria attualità del dramma e sui temi che tratta, il Corriere di Salerno ha chiesto alla compagnia: “Il dramma ‘La gatta sul tetto che scotta ci propone diverse tematiche: dalla crisi coniugale a Maggie, una donna che vorrebbe ‘essere’ proprio nel senso etimologico del termine, prima ancora che per il marito o per la società, per se stessa – quindi appare molto diversa dall’ Oriana che abbiano visto recentemente in Tv -, all’alcolismo, all’omosessualità, che è ancora vittima di un pregiudizio, di un tabù. Tutti questi aspetti possono essere considerati comun denominatori del dramma della solitudine che vive l’uomo moderno. Quindi, ‘La gatta sul tetto che scotta’ rappresenta metaforicamente una solitudine intesa non in senso lato, ma che vede a monte un profondo senso di insoddisfazione e di frustrazione, che questi personaggi con note a momenti più tragiche e a momenti più comiche vanno a toccare?

Puccini:Per quanto riguarda il mio personaggio assolutamente si. C’è proprio una battuta che Maggie dice nel primo atto e che svela il suo vero problema. Lei dice proprio ‘Stavo per dirti una cosa: mi sento sola. Tanto sola’. Si tratta proprio di un problema di solitudine, di individualismo e anche relativo a una donna che è, quindi, alla ricerca di una propria identità, perché in questa finzione, in questi rapporti sociali formali, lei ha perso la sua identità. Ha perso la sua identità anche come donna perché il sentirsi rifiutata dal marito la rende insicura e fragile, nel senso che inizia a dubitare della sua femminilità, non si sente apprezzata da un uomo, sfiorata, toccata, guardata. Ciò la fa soffrire molto. E questo tentativo di ascendere socialmente ne è la logica conseguenza: trovare un posto nella società non è altro che il tentativo di trovare un posto come donna affermare la propria identità”.

Musio: “Io sono il padre di Brick e di Cooper e questo personaggio è assolutamente chiuso dentro una solitudine abissale. Il rapporto con la madre di Brick viene spiegato all’interno dello spettacolo in termini di grande frattura, una donna che non ama. Non è capace di dimostrare l’affetto per i figli. Si descrive come un uomo chiuso come un pugno, dietro le responsabilità, a creare un mondo di apparente benessere, ma che in realtà non esiste”.

Marchioni:Ognuno di questi personaggio, secondo me, tranne Maggie, si è costruito la solitudine, una chiusura verso il mondo. E Brick, in particolar modo, che si potrebbe arrivare a considerare una vittima dell’ipocrisia, invece, è il primo ipocrita, che non si riconosce tale. Anche lui è il figlio di un sistema ipocrita. Maggie, invece, è quella persona che non si è creata la propria solitudine, ma che è davvero la vittima di un qualcosa, è l’unica che riesce ad aprire e ad azione una serie di meccanismi che fanno s^ che la verità venga a galla”.

Durante questo spettacolo si è sempre riso molto per non piangere – ha aggiunto Francesco Petruzzelli, nel ruolo di Cooper, fratello di Brick – È sempre stato così spinto dal punto di vista della tragicità emotive, che il pubblico ha sempre reagito sorridendo, anche perché ci sono personaggi che con i loro contrasti creano una frizione ironica. Più si ride e più l’effetto tragico è forte”.

Per me essere sul palcoscenico è un’esperienza assolutamente nuova e ho trovato molta difficoltà – ammette la Puccini – perché sono abituata a un approccio cinematografico. Sul palcoscenico la mia difficoltà è stata quella di gestire lo spazio, utilizzare la voce, arrivare fino alle ultime file, quando sei sul set hai un microfono e puoi anche sussurrare. Però credo ce un personaggio quando è scritto per il teatro, come lo fa il teatro non riuscirai mai a farlo al cinema

Un’azione che si svolge interamente in camera da letto, una scenografia che è stata ispirata, anche nei toni di colore, dai quadri di Hopper, pittore statunitense, noto proprio per i suoi ritratti della solitudine nella vita americana contemporanea.