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M5S Cava de’ Tirreni dice no alla liberalizzazione selvaggia degli orari di apertura dei negozi

Scritto da Redazione il 28 ottobre 2013 in Politica. Stampa articolo

NO-LIBERALIZZAZIONE-SELVAGGIACava de’ Tirreni. Il Movimento 5 Stelle ha presentato una proposta di legge in discussione in Aula  alla Camera dei Deputati che intende cancellare le liberalizzazioni degli orari di apertura volute da Monti restituendo autonomia di decisione sul commercio a Regioni e a Enti Locali. Al grido di protesta del Movimento 5 Stelle ” No alla liberalizzazione Selvaggia che uccide i commercianti” si è associato anche il meetup Amici di Beppe Grillo di Cava de’ Tirreni che appoggia in pieno la proposta di legge presentata.

“La crisi del commercio sta falcidiando i piccoli esercizi commerciali. Negli ultimi 18 mesi hanno chiuso 101.000 negozi con la perdita di circa 300.000 posti di lavoro. Per tentare di bloccare questa emorragia, il MoVimento 5 Stelle ha presentato una proposta di legge, attualmente in discussione in Aula alla Camera dei Deputati, che intende cancellare le liberalizzazioni degli orari di apertura volute da Monti, restituendo autonomia di decisione sul commercio a Regioni e ad Enti Locali. La maggioranza sta facendo di tutto per bloccare questa legge, continuando così a favorire le lobby dei centri commerciali.
Le liberalizzazioni di Monti si sono rivelate fallimentari perché non hanno portato un aumento dei fatturati per le imprese, né ad una diminuzione dei prezzi a favore dei consumatori, né ad un aumento dei posti di lavoro. In definitiva non hanno creato una sana concorrenza ma hanno solamente acuito lo scontro tra piccola e grande distribuzione con la conseguente chiusura di migliaia di piccoli negozi spingendo nella disoccupazione migliaia di persone. Le vendite non aumentano solo perché si tengono i negozi aperti più a lungo, semplicemente gli acquisti si diluiscono in 7 giorni invece di 6. Al contempo le ore di lavoro sono aumentate ed i costi per le imprese pure. I piccoli esercizi commerciali, già in crisi, non reggono questo aggravio di costi e chiudono. La grande distribuzione ne approfitta obbligando i lavoratori a turni di lavoro stressanti che, non contemplando chiusure domenicali e festive, sono impossibili da conciliare con la tutela della vita familiare.”

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