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Matrimonio. I primi passi verso il grande giorno

Scritto da Redazione il 4 ottobre 2013 in TuttoSposi. Stampa articolo

images“Cara mi vuoi sposare? …Siii?!?! E adesso?”. Una veloce guida alle prime cose da fare per chi ha deciso di sposarsi:

l’autocertificazione
Recarsi con qualche mese di anticipo rispetto alla data prefissata per le nozze al Comune, provvisti di un documento di riconoscimento valido. Puo’ andare anche uno solo dei due, ma servono i documenti di entrambi;
Se siete residenti in comuni diversi, potete scegliere indifferentemente l’uno o l’altro. I Comuni si trasmetteranno i dati tra loro;
Presso l’ufficio matrimoni, vi faranno compilare un modulo di autocertificazione in carta semplice senza nessun obbligo di apporre bolli e di autenticare la firma;

L’ufficio stesso richiederà tutta la documentazione necessaria e vi diranno dopo quanto tempo ritornare per fissare la data della “promessa di matrimonio”.

La promessa di matrimonio
La promessa di matrimonio è il primo atto ufficiale che farete e serve sia per il rito civile che religioso. ha valore giuridico ma non è vincolante;
In pratica è questo: si fissa una data al Comune, in cui i due fidanzati in presenza di due testimoni (non essendo necessariamente gli stessi del matrimonio, per questa occasione, si possono scegliere anche testimoni diversi) dichiarano di fronte all’Ufficiale di Stato Civile l’intenzione di volersi sposare liberamente e firmano la richiesta per le pubblicazioni civili.

Le pubblicazioni

Dopo la promessa, nel Comune di residenza (in entrambi se gli sposi sono di comuni differenti) vengono affisse le pubblicazioni che non son altro che un foglio con su scritti tutti i dati anagrafici ed il luogo dove verranno celebrate le nozze.
Restano esposte per almeno otto giorni comprendenti due domeniche successive e hanno lo scopo di rendere pubblica l’intenzione di contrarre matrimonio, per dare la possibilità a chi, per qualche motivo, volesse opporsi.

Dopo quattro giorni dalle pubblicazioni, viene rilasciato un nulla osta che è valido per 180 giorni entro i quali il matrimonio può essere celebrato, senza incorrere nella ripetizione di tutta la trafila.

Se il matrimonio viene celebrato in Chiesa, occorre presentare la richiesta di pubblicazioni rilasciata dal parroco.

Per sposarsi in Chiesa, prima di tutto bisogna partecipare al “corso di preparazione al Matrimonio”, che è stato istituito da qualche anno a questa parte, e che è una sorta di breve catechesi per spiegare ai futuri sposi cosa è il Matrimonio per i cristiani e come esso viene celebrato in Chiesa. Il corso è generalmente obbligatorio e si tiene, con modalità diverse, in ogni parrocchia.

Alla fine viene rilasciato un attestato, che dovrà essere presentato insieme agli altri documenti; è importante, quindi, informarsi per tempo presso la parrocchia in cui si è deciso di sposarsi.

E’ bene ricordare anche in questa sede, che la Chiesa non ammette il divorzio. Non staremo qui a dissertarne le ragioni, anche se in fondo basta riflettere sulla promessa che gli sposi si scambiano davanti a Dio per capire che è una promessa fatta per tutta la vita: “…prometto di esserti fedele sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia e di amarti ed onorarti tutti i giorni della mia vita”…
Tuttavia, in alcuni casi particolari, si può ottenere l’annullamento del matrimonio. 
E’ una cosa diversa dal divorzio, perché con l’annullamento non si interrompe un Matrimonio, ma si dimostra che il legame non è mai esistito, cioè è nullo, come se non fosse mai stato celebrato.
Ovviamente, perché ciò avvenga bisogna dimostrare che ci sia un valido motivo o vizio di forma durante la celebrazione.
Le pratiche per l’annullamento competono al tribunale Ecclesiastico.

Grazie al rito concordatario, il matrimonio in chiesa viene riconosciuto anche civilmente, quindi dopo aver fatto le pubblicazioni non c’è più bisogno di tornare in comune.
Durante il rito religioso, vengono letti agli sposi gli articoli del codice civile che riguardano obblighi e diritti derivanti dal matrimonio, in presenza dei testimoni. Per legge è sufficiente, un solo testimone per ciascuno, ma la tradizione ne concede fino a due. I testimoni sono seduti accanto agli sposi per tutta la celebrazione e alla fine sono chiamati a firmare, insieme ad essi, l’atto di matrimonio.
Alla fine della messa (o prima) si deve anche comunicare al parroco se si vuole avvalersi del regime di comunione o di divisione dei beni.  Tale scelta potrà essere successivamente cambiata con dichiarazione resa ad un notaio, trascritta e annotata sull’atto di matrimonio a cura dell’Ufficio di Stato Civile.

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