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Salerno. Al Teatro Verdi Ruggero Cappuccio interpreta Paolo Borsellino in ‘Essendo Stato’

Scritto da Redazione il 9 marzo 2014 in Evidenza,Spettacoli. Stampa articolo

image (3)Salerno. Si è tenuto ieri sera al teatro Verdi di Salerno lo spettacolo di Ruggero Cappuccio: “Essendo Stato”, dedicato al giudice Paolo Borsellino. Intenso soliloquio dell’artista, scrittore e regista campano che, magistralmente, ha tenuto il pubblico con il fiato sospeso alle sedici e cinquantotto del 19 luglio del 1992, data che ricorda la strage di via D’Amelio.

In un’atmosfera fitta di emozioni l’attore ha immaginato gli stati d’animo del giudice, sospeso tra la vita e la morte e insieme l’inconsapevolezza della sua condizione non già immortale e non più terrena. Il tutto mentre scorrono fotografie sul palco della calda terra di Sicilia. Suggestiva l’immagine del tribunale come posto che raccoglie le anime di tutti gli altri giudici, che lasciarono la vita ma non quei luoghi dove impressero la loro ferma presenza per assolvere alla stessa sua nobile causa di custodi della legalità. Una ferma lotta, nel mezzo della  parte sana e malsana dello Stato, per cercare quella verità che riguarda tutti e che tutti devono conoscere.

image (1)Sotto questo aspetto Paolo Borsellino e la sua vicenda umana e professionale incarna l’immagine di un eroe di stampo alfieriano, che sa di dover lottare ma sa anche è fatalmente destinato a soccombere. E ancora più forte la figura di Borsellino che, mentre si aggira tra le stanze del tribunale cerca il posto più prossimo a quello del suo amico Giovanni Falcone, al quale sopravvive per cinquantasette lunghissimi giorni. Trova una stanza buia che sceglie senza indugio, giustificando che: “il sole io e Giovanni ce lo abbiamo nelle ossa e non ce lo toglierà una stanza buia”.

Ripercorre la bellezza e la spensieratezza dell’infanzia e della sua amata terra, scevra dai mali che l’ affliggevano, non lacerata, né sporcata. Riesce a vederla con occhi di assoluta purezza. E lo fa servendosi del ricordo di  una partita di pallone fatta con Giovanni da bambini, quando vincere era ancora una cosa semplice.

Abbiamo incontrato il regista e attore Ruggero Cappuccio, autore del libro da cui lo spettacolo prende il nome, “Essendo Stato” e che ci ha spiegato nel profondo il suo intenso racconto e le motivazioni che l’hanno ispirato a scrivere di un uomo che ha cambiato la fisionomia di una città e di un Paese:

Protagonista della sua storia è senza dubbio un eroe classico e moderno insieme, eppure i richiami femminili sono molteplici, basti pensare alla figura delle cinque Antigoni, che nel suo libro fanno da incipit ad ogni capitolo.

image (7)Qual è il motivo che la spinge a rendere protagoniste le donne nonostante la presenza di una figura portante dalla carica così virile?

“Le donne erano nella prima edizione dello spettacolo, la seconda è incentrata invece tutta sulla solitudine di Paolo Borsellino, eppure i richiami al loro coraggio sono sempre presenti. Le donne hanno un’importanza fondamentale perché non solo Borsellino negli ultimi mesi della sua vita sapeva che sarebbe morto, ma lo sapevano anche le donne che circondavano la sua vita affettiva. Lo sapeva sua madre, sua moglie e le sue figlie. In questo si ripete il rapporto classico eroe-figura muliebre,  come la storia di Ettore e Andromaca, in cui Ettore sa che probabilmente morirà ma lo sa anche Andromaca. Le donne sono la metafora della maternità siciliana, poiché la Sicilia è una terra molto materna per fecondità, per storia, per bellezza naturale. E’ una terra che mette al mondo, ed è generosa nel farlo. Il destino delle donne di Sicilia è molto strano, perché infondo sia quelle che accompagnano i criminali, sia quelle che costellano la vita degli uomini di giustizia sono delle Antigoni, perché sono madri che mettono al mondo dei figli già morti. Questi uomini o muoiono nelle fila della giustizia o in quelle della criminalità”.

Ad un certo punto lei utilizza la metafora del faccendiere sinonimo di potenza, contaminazione e inganno, pronto ad indossare la maschera più utile all’occorrenza.

Nell’immagine del faccendiere il lettore e spettatore cosa può vedere?

image (2)“In lui si possono vedere molte uomini che rappresentano lo Stato, insieme a tutti coloro i quali, da diverse postazione, hanno fatto del lavoro di riqualificazione dell’Italia una vicenda meramente contrattuale. Il faccendiere è la quinta essenza dell’ambiguità e dell’ambivalenza, una forma di ipocrisia consapevole, finissima. E’ un modo di stare al mondo, a metà tra la legalità e illegalità”. 

Il suo lavoro teatrale prende il nome dal suo libro “Paolo Borsellino Essendo Stato”, un titolo che assume una carica ambivalente, lei cosa intende dire? 

“Intendo l’essere stato sia come essere umano e sia l’essere Stato come uomo delle istituzioni, una identificazione profonda con esse. Come un amore per il quale ci si lascia morire, senza il quale la vita non ha più senso. L’amore di Borsellino era tutto racchiuso nel senso della giustizia, di cui non poteva farne a meno”.

image (8)Nel suo lavoro è inserita la riflessione di Paolo Borsellino: “il vero amore consiste nell’amare ciò che non piace per poterlo cambiare”. A suo avviso cosa vuole dire il giudice con questa affermazione? 

“Tutte le persone che vivono in Italia, in particolar modo al sud, corrono il rischio di essere esiliate, perché sono costrette ad abbandonare la loro terra d’origine. Poi c’è un’altra forma di esilio, il dover o voler rimanere nei propri luoghi d’origine, senza poter fare ciò che si desidera. Paolo Borsellino ha percepito molto bene cosa volesse dire rimanere al sud, affrontando tutte le difficoltà che ciò comportava. Quando dice che Palermo non gli piaceva, esprime il disagio di vedere una città come è, ma non come si desidererebbe che fosse. Naturalmente capisce anche che ci vuole un’azione terapeutica per questa città e lui si adopera aiutando Palermo, dal suo osservatorio e dalla sua posizione di magistrato, a vivere secondo giustizia”.

E’ così si conclude anche lo spettacolo, con l’attore che indietreggia dalla scena mentre recita proprio questa frase: “il vero amore consiste nell’amare ciò che non piace per poterlo cambiare” lasciando gli spettatori da soli di fronte all’ultima immagine che scorre della Sicilia, quasi a volerle conferire dignità e valore, come l’eroe Borsellino ha saputo fare nella sua esistenza di uomo e di giudice.

 

Maria Giovanna Ruggiero

 

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